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Podcast del Disinformatico del 2016/09/23

È disponibile per lo scaricamento il podcast della puntata di venerdì del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera. Buon ascolto!
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Per quelli che dicono che il debunking è fatica sprecata

Vorrei fare un doveroso ringraziamento a tutti i creatori di questo blog. All'inizio anch'io ero un complottista. Vidi per la prima volta un video su YouTube intitolato "Inganno Globale". Dopo averlo visto ero già un complottista accanito. Come è semplice diventarlo, mi è bastato vedere 2 o 3 immagini ingannevoli con un po' di musica inquietante di sottofondo per convertirmi al cospirazionismo undicisettembrino. Poi ho conosciuto questo blog, e li ho davvero aperto gli occhi. Questa frase viene solitamente usata dai complottisti per far capire alla gente comune che è tutta una macchinazione americana, ma quando trovai le vere risposte ai dubbi sollevati da Inganno Globale, capii che aprire gli occhi significava informarsi da se e credere alle cose giuste, con fonti attendibili. Questo è un grande blog. Grazie a esso da allora mi resi conto che il cospirazionismo era un totale inganno. Quindi, da un ex complottista, grazie. Grazie di cuore per tutto quello che fate. Un saluto.

Commento di Sebastiano, inviato al blog Undicisettembre il 17 settembre 2016.
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Avete tempo fino al 25 settembre per limitare la condivisione dei vostri dati WhatsApp con Facebook

Fonte: WhatsApp
Ultimo aggiornamento: 2016/09/24 8:10.

Piccolo promemoria: scade dopodomani, 25 settembre, la possibilità di rifiutare almeno in parte la condivisione dei dati personali fra WhatsApp e Facebook (che ha comprato WhatsApp nel 2014) seguendo le istruzioni apposite: quando compare nell’app la proposta di accettare le nuove condizioni d’uso, toccate Leggi per leggere il loro testo completo e poi toccate la casella accanto alle parole Condividi le informazioni del mio account per toglierne il segno di spunta e quindi limitare la condivisione dei dati con Facebook. 

Questa proposta non compare immediatamente: può volerci un po’, ma alla fine arriva più o meno a caso, come ho notato sui miei account WhatsApp di test e su quelli di amici e colleghi. Provate a consultare anche le apposite istruzioni di WhatsApp. Niente panico: è solo questione di tempo, ma prima o poi la proposta compare.

Chi ha già accettato ha fino a dopodomani per cambiare idea andando in Impostazioni - Account e disattivare la voce Condividi info account. Dalle mie prove, fra l’altro, questa voce non compare più dopo che è stata disattivata una prima volta, per cui è difficile per un utente sapere se ha già scelto o no di consentire questa condivisione.

Va notato, infine, che questo rifiuto di condividere non implica affatto la separazione totale dei dati: le FAQ di WhatsApp, infatti, dicono che “puoi scegliere di non condividere le informazioni del tuo account con Facebook per migliorare le tue esperienze con le inserzioni e i prodotti di Facebook.”  ma proseguono dicendo che “Facebook e il gruppo di aziende di Facebook continuerà a ricevere e utilizzare queste informazioni per altri scopi, come il miglioramento dei sistemi infrastrutturali e di consegna, comprendere come i nostri o i loro servizi vengono utilizzati, assicurare i sistemi, la lotta contro le attività di spam, abusi, o violazioni.”


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Mai provocare un informatico: truffatore smascherato via Facebook


I truffatori su Internet sono sempre in agguato, ma ogni tanto le loro vittime si vendicano in modo epico e divertente. È successo per esempio a Christian Haschek, un informatico austriaco che per quattro anni ha provato a mettere in vendita su Internet delle carte regalo Apple americane che aveva vinto e che non poteva usare in Austria. Le carte valevano in tutto 500 dollari e Christian le offriva fortemente scontate.

A un certo punto, dopo lunga attesa, si è fatto avanti un acquirente che si è autenticato (almeno in apparenza) scrivendo a Christian da un account eBay che aveva un’ottima reputazione. L’informatico ha avuto il sospetto di dialogare con un truffatore, ma non aveva nulla da perdere ed era stufo di avere queste carte regalo in sospeso, per cui gli ha dato corda.

Christian ha mandato al truffatore i PIN delle carte via mail e ha spedito per posta le carte stesse (a un indirizzo che risulterà falso). Via mail ha inviato anche un link a delle foto delle carte che aveva messo sul proprio server.

Come era prevedibile, il pagamento in bitcoin non è mai arrivato. Ha contattato via mail l’acquirente, che ha finto di non saper nulla della transazione e si è rifiutato di pagare qualunque cosa. Così Christian ha deciso di indagare. Si è accorto che il truffatore usava lo stesso nome utente su Reddit, eBay e Steam e su un sito di ricerca di lavoro. Così Christian ha messo insieme tutti i dati e ha trovato il nome del truffatore, la prima lettera del cognome e la città in cui abitava. Su Facebook ha trovato un account che aveva scritto un solo post che aveva un solo “Mi piace”. Quel “Mi piace” era stato dato da un amico del truffatore, che invece scriveva tanto su Facebook e soprattutto scriveva post pubblici.

Christian ha esplorato pazientemente i post dell’amico del truffatore e a un certo punto ha trovato una schermata di un gioco, con Facebook aperto sullo sfondo, che elencava tutti gli amici, compreso il truffatore, di cui a questo punto Christian aveva anche il cognome. Altri dieci minuti e Christian ha trovato i profili Facebook dei suoi parenti.

Così Christian ha contattato il fratello maggiore e la madre del truffatore e li ha avvisati di quello che stava succedendo, dicendo che non voleva rovinare la vita al truffatore, che aveva solo 22 anni.

Dieci minuti dopo il truffatore ha contattato Christian direttamente con una supplica: “Scusami per quello che ho fatto, sono giovane e stupido e sono messo male. Sono uno studente e non ho un lavoro.” Il truffatore ha contattato Apple e si è fatto ridare il valore delle carte regalo, offrendolo a Christian. “Per favore lasciami in pace, non lo farò mai più.”

Ciliegina sulla torta, il truffatore ha chiesto a Christian di cancellare il messaggio che aveva mandato a sua madre o di inventare una scusa per evitargli guai con la madre.

Bella storia a lieto fine, ma attenzione: non tutti i truffatori sono così ingenui.


Fonte: Naked Security.
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Smontato il mito che i giovani non tengono alla privacy digitale

Sento spesso dire che i giovani non danno più valore alla privacy: di solito lo sento dire da persone non giovani, con un tono di rimprovero nostalgico, accompagnato da un “Ah, i giovani d’oggi... noi non eravamo così”. Poi magari sono gli stessi che condividono su WhatsApp o Facebook o tengono sul telefonino le proprie foto intime.

Un sondaggio pubblicato due giorni fa da Pew Research Center smentisce questo mito e dimostra che l’attenzione alla privacy digitale diminuisce man mano che aumenta l’età:

– il 74% dei giovani americani (18-29 anni) ha cancellato i cookie e la cronologia del browser; dai 50 ai 64 anni lo ha fatto solo il 56%;

– il 71% dei giovani ha cancellato o modificato qualcosa che aveva pubblicato in passato, contro il 24% degli ultracinquantenni;

– il 49% dei giovani ha impostato il browser per disabilitare o disattivare i cookie, contro il 37% della fascia da 50 a 64 anni;

– la stessa tendenza si nota per il rifiuto di usare un sito che chiede il proprio vero nome (42% contro 33%) e per l’uso di un nome utente o di un indirizzo di mail temporanei (41% contro 18%).

Il sondaggio nota che i giovani adulti hanno una maggiore tendenza a limitare le informazioni personali disponibili in Rete, a cambiare le proprie impostazioni di privacy, a cancellare i commenti indesiderati nei social network, a togliere il proprio nome dalle foto nelle quali sono taggati, e ad attivarsi per nascondere la propria identità online.

Al tempo stesso, però, va detto che i giovani sono il gruppo che ha la maggiore probabilità di avere in Rete informazioni personali: non necessariamente perché ce le hanno messe loro. Magari le hanno pubblicate i loro genitori, come nel recente caso austriaco.
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