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Brogli in Austria soltanto secondo i giornali italiani. Perché?

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Il giornalista Marcello Foa, sul proprio blog presso Il Giornale, titola “Brogli in Austria? Leggete questi dati, qualcosa davvero non torna”. Nelle recenti elezioni presidenziali austriache, scrive, “[n]el collegio “Waidhofen an der Ybbs”, l’affluenza al voto è stata del… 146,9%. Sî [sic], avete letto bene: 146,9%”. E a Linz “[l]’affluenza alle urne, nel caso di voto ‘per conto terzi’ è stata addirittura del 598%: si tratta di persone malate che danno la procura ad altre per votare al posto loro (vedi qui). Invece dei 3.580 votanti registrati, ne sono stati contati 21.060!”.

Descritto così sembra un broglio sfacciato, spudorato, di dimensioni assurde. Appunto. Se ci fosse un broglio, avrebbe senso farlo in modo così evidente? Che senso avrebbe gonfiare di quasi sei volte il numero dei voti rispetto agli elettori, sperando che nessuno se ne accorga, invece di spalmare i voti fasulli un po’ dappertutto? Gli austriaci son tutti scemi?

Sembra insomma un classico caso della Sindrome del Cospiratore Pasticcione: un’idea ricorrente nel complottismo, secondo la quale i perpetratori del complotto diabolico di turno agiscono in grandissimo segreto, protetti da connivenze diffuse e altolocate e assistiti da tecnologie sofisticatissime, eppure lasciano sempre maldestramente tracce palesi del loro operato.

Non solo: se c’è stato un broglio così macroscopico da non poter essere ignorato, perché il candidato sconfitto non fa opposizione e (a quanto ho trovato fin qui) nessuna testata giornalistica austriaca parla di questi numeri impossibili? L’unica citata da Foa, Heute.at, ha segnalato soltanto l’anomalia del 146,9% a Waidhofen e tralasciato quella ben più evidente del 598% a Linz. Strano. E oltretutto Heute.at ha segnalato che i dati elettorali corretti sono sul sito del comune di Waidhofen, parlando di “panne sul sito del Ministero degli Interni” e non di brogli. Anche TheLocal.at e Breitbart.com parlano di errore di calcolo o di immissione che non altera il risultato elettorale.

C’è un’altra stranezza: come mai neanche i giornalisti di altri paesi parlano di queste percentuali? Anzi, se si cercano notizie su questa vicenda in Google News emerge la dichiarazione dello sconfitto, Norbert Hofer: “Non ci sono segni di brogli”, citata per esempio da The Guardian, che segnala anche che il ministero degli interni austriaco ha dichiarato che l'anomalia di Waidhofen è “il risultato di un errore di immissione dei dati” (tesi ribadita anche qui in un tweet del ministero). Ci sono state delle irregolarità procedurali, ma riguardano altre località (per esempio Villach, secondo Euronews) e non sono riferite a queste percentuali assurde e palesemente implausibili ma riguardano principalmente spogli iniziati in anticipo (Yahoo News).

Il risultato ridicolo di Linz è spiegato così da Krone.at: correggetemi se ho interpretato male il tedesco, ma da quel che ho capito si tratta di un seggio speciale (Sondersprengel) nel quale confluiscono anche dei voti postali, per cui ha perfettamente senso che il numero degli elettori locali sia molto inferiore a quello dei voti complessivi spogliati, e non c’è nessuna irregolarità (“Auf der Website der Stadt Linz wird das scheinbar unmögliche Ergebnis erklärt. Weil der Sondersprengel auch Briefwahlstimmen umfasst, die den Sprengeln nicht zugeordnet werden können, ergibt sich so eine größere Anzahl an abgegebenen Stimmen. Die Gesamtauflistung der Wahlberechtigten und abgegebenen Stimmen weist deshalb auch keinerlei Unregelmäßigkeiten auf”).

Il sito del comune di Linz ha pubblicato un ulteriore chiarimento nelle note a pié pagina dei risultati elettorali, dicendo (se ho tradotto bene) che il seggio speciale nel quale è stata osservata l’anomalia del 146,9% include i voti postali, quelli degli elettori negli ospedali e nelle case di riposo e quelli degli austriaci all’estero:

unter "Sondersprengel" wurden zusammengefasst:
- die Ergebnisse der Briefwahl (am Tag nach der Wahl bei der Bezirkswahlbehörde ausgezählte Wahlkarten)
- die Ergebnisse der Besonderen Wahlsprengel/Wahlbehörden, die zur Erleichterung der Ausübung des Wahlrechts von Personen in
Heil- und Pflegeanstalten und von bettlägerigen oder in ihrer Freiheit beschränkten WahlkartenwählerInnen eingerichtet wurden - in Linz wahlberechtigte AuslandsösterreicherInnen

Bufale un tanto al chilo ha pubblicato oggi un ottimo approfondimento: leggetelo. Il mio tedesco è troppo arrugginito e la mia conoscenza dei dettagli del sistema elettorale austriaco è a livelli omeopatici, per cui chiedo aiuto ai lettori germanofoni e austriaci per verificare e proseguire questo mio abbozzo d’indagine, tenendo presente un limite ben preciso: non mi sto occupando delle irregolarità di voto in generale, ma di queste due specifiche percentuali impossibili.


Fonti aggiuntive: Monatliche.at.
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Nuovo spettacolare atterraggio di SpaceX

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Video completo del lancio (diretta commentata, atterraggio a 29:50):



Altro video completo del lancio (diretta tecnica, rientro inizia a 26:40, atterraggio a 29:50):



Video accelerato del rientro visto dalla telecamera di bordo del primo stadio del Falcon 9: si vedono fasi del rientro mai viste prima.

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Podcast del Disinformatico del 2016/05/27

È disponibile per lo scaricamento il podcast della puntata di ieri del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera. Buon ascolto!
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L’ultimo uomo sulla Luna si racconta in un documentario emozionante

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Si parla spesso del primo uomo sulla Luna, perché la nostra cultura è affascinata dai primati; si parla assai meno spesso degli ultimi, e in questo dell’ultimo a camminare sulla Luna: Gene Cernan.

Se il primo, Neil Armstrong, era un nerd riservato, travolto e perseguitato da una celebrità immensa che cozzava con la sua modestia, l’ultimo è un uomo che ha abbracciato l’incredibile sorte che gli è capitata – essere uno degli unici dodici esseri umani, in tutta la storia dell’umanità, ad aver camminato su un altro mondo – e ne è diventato uno dei testimoni viventi più eloquenti e appassionanti.

Sentire Gene Cernan dal vivo, come mi è capitato qualche tempo fa, è avvincente: non ti racconta soltanto cosa ha fatto sulla Luna, facendoti sentire come se tu fossi stato lì con lui, ma ti spinge a riflettere sul significato profondo di quel viaggio. Se lui, cresciuto in una fattoria senza corrente elettrica e senza neppure un trattore, è riuscito a fare così tanta strada da arrivare ad essere scelto per andare sulla Luna, quali altre cose straordinarie possiamo fare se ci impegniamo? Con che coraggio diciamo “non si può fare”? Forse è una retorica d’altri tempi, ma Cernan la sa porgere con rara potenza.

La storia personale di Gene Cernan è raccontata in un documentario, The Last Man on the Moon, che è ora finalmente disponibile in streaming anche in Italia e in Svizzera su iTunes e su Netflix. Questo è il trailer:


The Last Man on the Moon (IMDB) include moltissime riprese rare o inedite e ricostruzioni delle missioni con ottimi effetti speciali, ospita molti nomi storici dell’astronautica (Gene Kranz, Charlie Duke, Alan Bean, Jim Lovell, Chris Kraft, Dick Gordon, per citarne solo alcuni) e riepiloga non solo la missione Apollo 17, quella che portò Cernan a camminare sulla Luna e terminare la prima esplorazione umana della Luna nel 1972, ma anche le sue altre missioni spaziali: la Gemini 9A in orbita terrestre e Apollo 10, che fu la prova generale dello sbarco sulla Luna e arrivò a soli 14 chilometri dalla superficie lunare per acquisire esperienza in tutte le fasi dello sbarco tranne l’atterraggio vero e proprio sulla Luna.

Ma non c’è solo avventura: il documentario parla anche dei drammi personali della vita d’astronauta di allora: l’ansia da prestazione, l’estraniamento dalle famiglie, i compagni caduti, le angosce delle mogli (“Se pensate che andare sulla Luna sia difficile, provate a restare a casa”, dice appunto sua moglie).

La versione su iTunes è in inglese con sottotitoli in varie lingue ma non in italiano: quella su Netflix italiano, mi dicono, ha i sottotitoli italiani con l’audio inglese. Il sito di supporto, ricco di ulteriori chicche e immagini, è http://thelastmanonthemoon.com.



A proposito di chicche, e anche per trasparenza: conosco uno dei montatori del documentario, che è la stessa persona che mi ha permesso di avere le riprese restaurate che potete vedere nel mio documentario Moonscape. Ho comunque pagato come chiunque altro la mia copia di The Last Man On the Moon e non scrivo questa recensione per fare un favore a un conoscente, ma per segnalare un gran bel film che non può mancare a chiunque abbia la passione per lo spazio e per le grandi imprese. In compenso, però, il montatore mi ha fatto sapere che per una di quelle singolari coincidenze che costellano il mondo dell’astronautica compaio in una delle riprese del documentario insieme a Luigi Pizzimenti (di Ti Porto la Luna), anche se la scena è stata tagliata. Buona visione.
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Fufologia: capo di stato maggiore USA parla pubblicamente di “omini verdi”

Ancora una volta gli ufologi (non tutti, ma tanti di loro) dimostrano il problema principale dell’ufologia: la totale mancanza di senso della realtà.

La notizia ufologica del momento è che “il generale Mark A. Milley, capo di stato maggiore dell’Esercito degli Stati Uniti (US Army), ha dichiarato al pubblico..., che i futuri soldati potranno confrontarsi con dei temibili avversari ‘ibridi’ e ‘piccoli omini verdi’”.

Non mancano i video che documentano le parole del generale e ne discutono senza farsi la domanda più ovvia: perché mai un militare dovrebbe fare una rivelazione del genere dopo decenni di presunto silenzio tombale e insabbiamento a qualunque costo? E perché mai la farebbe con così tanta disinvoltura?

La risposta è semplicissima, ma sembra sfuggire ai più forsennati fra gli appassionati di ufologia: l’espressione inglese little green men, usata dal generale Milley, è sì molto usata in inglese per indicare semiseriamente gli extraterrestri, ma nel gergo militare ha un significato completamente diverso e tristemente terrestre: indica infatti le forze militari che indossano tute verdi anonime e partecipano ai conflitti senza dichiarare un’appartenenza formale a uno stato. Un termine tecnico militare, insomma: infatti Milley, nel video, si stava appunto rivolgendo a un pubblico composto da militari a Northfield, nel Vermont, il 21 aprile 2016.

Secondo le ricerche pubblicate da Metabunk, fra l’altro, il termine non è un’invenzione estemporanea del generale ma è entrato da tempo nell’uso formale nel settore, come testimoniato da varie pubblicazioni militari. Armytimes ha addirittura chiarito pubblicamente il possibile equivoco. Niente alieni verdi e di piccola statura, insomma, neanche stavolta; e tanto di cappello a tutti gli ufologi che non si sono fatti distrarre da questa notizia-fuffa, ottima per attirare clic e incassi pubblicitari ma pessima per chi vuole fare ufologia seria.
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