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La prossima Cena dei Disinformatici si terrà l’1 luglio 2017

Secondo un gioioso rituale ormai consolidato da qualche anno, anche per il 2017 è stata indetta una Cena dei Disinformatici. Il ritrovo è fissato per sabato 1 luglio alle 20 in un luogo di Milano che verrà comunicato agli iscritti.

Per partecipare bisogna scrivere al maestro di cerimonie, l'inossidabile Martinobri, all'indirizzo martibell@virgilio.it indicando generalità e nick usato su questo blog. Chi desiderasse essere messo in contatto con altri della sua zona per condividere il viaggio lo dica esplicitamente.

L'hardware Censurex 3000 per non essere identificabili nelle foto di gruppo sarà fornito, come consueto, dall'organizzazione.

Ci vediamo alla Cena!
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Politico ticinese casca nella trappola dei siti che sparano bufale per denaro

Credit: Tio.ch.
Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi per incoraggiarmi a scrivere ancora.

Lorenzo Quadri, politico ticinese, ha citato su Facebook un articolo intitolato Cibo africano e camere singole, sennò spacchiamo tutto e ne è nata una polemica sfociata in una denuncia, come raccontano Tio.ch e Rsi.ch.

Piccolo problema: la fonte dell'articolo è la Gazzetta della Sera, una delle tante pseudotestate giornalistiche che strilla notizie false di qualunque genere pur di attirare i clic degli internauti, fregandosene delle conseguenze sociali.

Quadri non ha controllato la fonte e la veridicità dell'articolo prima di condividerlo ed è quindi caduto nella trappola acchiappaclic: la sua condivisione, perlomeno fino al momento in cui il politico ha rimosso il proprio post, ha incoraggiato le visite a Gazzettadellasera[.]com, facendone aumentare gli incassi pubblicitari.

Morale della storia: prima di condividere qualcosa, controllate che non provenga da un sito sparabufale.




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50 anni fa la prima morte durante un volo spaziale: Vladimir Komarov e la Soyuz-1

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori ed è tratto dall'Almanacco dello Spazio. Se vi piace, potete farne una anche voi per incoraggiarmi a scrivere ancora.

Il 24 aprile di 50 anni fa, nel 1967, il cosmonauta Vladimir Komarov morì nello schianto al suolo della sua Soyuz-1 al termine del rientro dallo spazio. Fu il primo incidente mortale durante un volo spaziale.

Komarov, che aveva già volato nello spazio con la Voskhod 1, era stato scelto per pilotare il nuovo veicolo spaziale dell'Unione Sovietica, la Soyuz. Ma il veicolo era stato realizzato in fretta, sotto la pressione dei politici che volevano un nuovo successo di propaganda spaziale: il 1967 era il cinquantenario della Rivoluzione Bolscevica ed era il decennale del lancio del primo satellite, lo Sputnik.

Il volo della Soyuz 1, partito dal cosmodromo di Baikonur il 23 aprile, era concepito come un'altra tappa trionfale della conquista sovietica del cosmo: un altro veicolo sovietico, con tre cosmonauti a bordo, avrebbe dovuto raggiungere Komarov in orbita, per poi effettuare un rendez-vous spettacolare. Ma un comunicato congiunto dell'agenzia di stampa TASS e di Radio Mosca annunciò concisamente che "Il cosmonauta Vladimir Komarov è deceduto durante il completamento del volo di collaudo del veicolo spaziale Soyuz 1". Il lancio del secondo equipaggio, già annunciato, fu annullato.

I dettagli della tragedia furono resi noti in seguito, ma solo gradualmente, nell'arco di quasi trent'anni. All'inizio fu fatto credere che per la Soyuz 1 si fosse trattato soltanto di un difetto del paracadute di atterraggio, che non si era aperto correttamente e non aveva frenato la capsula, che quindi era precipitata a velocità elevatissima, uccidendo il cosmonauta all'impatto con il suolo in Kazakistan al termine di una missione eseguita senza problemi. Ma la realtà era ben diversa.

I guai al veicolo erano iniziati subito: uno dei due pannelli solari che alimentano la Soyuz-1 non si era aperto, dimezzando l'energia disponibile a bordo. Il pannello che non si era aperto aveva ostruito i sensori ottici necessari per conoscere l'assetto del veicolo, orientarlo e stabilizzarlo. Komarov aveva tentato di correggere il problema, ma il propellente di manovra rischiava di esaurirsi e le batterie non si caricavano a sufficienza.

Il Controllo Missione aveva deciso di far rientrare Komarov in anticipo, alla diciassettesima orbita, dopo un giorno nello spazio. Ma i sistemi di bordo non avevano collaborato, anche a causa dell'asimmetria inattesa della Soyuz - 1 (che aveva un pannello solare chiuso e uno aperto), e avevano interrotto la manovra di rientro avviata da Komarov. Da terra erano state inviate nuove istruzioni per ritentare il rientro alla diciannovesima orbita.

Anche il secondo tentativo di rientro aveva avuto problemi: l'asimmetria del veicolo lo aveva fatto deviare dalla traiettoria prevista e i sistemi automatici se ne erano accorti e avevano quindi interrotto l'accensione del motore di rientro.

L'effetto combinato delle due manovre parziali di rientro era stato comunque sufficiente a far ricadere il veicolo spaziale nell'atmosfera e i moduli della Soyuz-1 si erano separati correttamente, lasciando la capsula di discesa, contenente Komarov, libera di rientrare, usando lo scudo termico per frenare. Ma il paracadute pilota, che avrebbe dovuto estrarre quello principale, non lo aveva fatto. La Soyuz-1 era dotata di un paracadute di riserva, che era stato azionato ma si era ingarbugliato nei cavi del paracadute pilota, per cui la capsula era precipitata praticamente in caduta libera. È presumibile che Komarov abbia avuto il tempo di rendersi conto del malfunzionamento e della propria fine imminente.

Lo schianto al suolo era stato violentissimo: la capsula, alta circa due metri, si era ridotta a un ammasso metallico alto 70 centimetri e i razzi di frenata erano esplosi, distruggendo quel poco che restava. Di Komarov erano rimasti soltanto frammenti carbonizzati.

Quel che restava della Soyuz 1 e di Vladimir Komarov.


Le indagini sul disastro riveleranno che il sistema dei paracadute era intrinsecamente difettoso e non era mai stato collaudato nel suo complesso, e che anche il veicolo gemello, la Soyuz-2, aveva lo stesso difetto: se fosse stato lanciato, i suoi cosmonauti avrebbero fatto la fine di Komarov.

Passerà un anno e mezzo, fino a ottobre del 1968, prima che una Soyuz torni a volare nello spazio. La Soyuz, rimodernata e riprogettata, diventerà uno dei veicoli più affidabili e longevi della storia spaziale, con cinquant'anni di attività. Ma prima di arrivare a questo traguardo chiederà un altro tributo di sangue: la Soyuz-11, nel giugno del 1971.









Fonti: Space Safety Magazine; Russian Space Web; David Shayler, Disasters and Accidents in Manned Spaceflight, p. 371.
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Podcast del Disinformatico del 2017/04/21

È disponibile per lo scaricamento il podcast della puntata di ieri del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera. Buon ascolto!
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#Bastabufale a Montecitorio ieri: tavoli di lavoro per contrastare i danni da disinformazione

L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2017/04/23 8:35.

Sono rientrato al Maniero Digitale dopo il viaggio a Roma per partecipare alla seconda sessione di Bastabufale, l'iniziativa avviata dalla Presidente della Camera italiana, Laura Boldrini, per trovare soluzioni ai danni causati dall'esplosione della disinformazione online e nei media tradizionali agevolata dall'informatizzazione e dall'interconnessione.

Ecco qualche foto e qualche video a proposito del tavolo di lavoro che ho moderato. Io vi racconterò la mia esperienza appena possibile: intanto vi segnalo l'ottima sintesi di Francesca Sforza su La Stampa.

Il video di presentazione:



Le impressioni dei colleghi e mie a caldo, appena terminati i lavori:










Le riflessioni di alcuni partecipanti, come Alexander Jakhnagiev:




Paola Spadari:




Luigi Contu:




Ida Colucci:




Riccardo Luna:




Maria Latella:




Antonio Di Bella:














Un'idea che sta già avendo risultati notevoli attraverso esperienze come quella di Sleeping Giants:


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