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Attacco informatico a Liberatv.ch

Mi è arrivata poco fa da un collega, Marco Cagnotti, la segnalazione che il sito di Liberatv.ch è stato violato e ora ha l'aspetto mostrato qui accanto.

Un rapido esame al codice HTML della pagina non mostra nulla di pericoloso per chi visita il sito: soltanto alcuni indirizzi di mail (palestine.ghost@gmail.com, kil.er@hotmail.com), un riferimento a una pagina Facebook (www.fb.com/Officiel.XCoDePS) e un link a un video musicale su Youtube.

Secondo la cache di Google, il sito era ancora normale alle 16:30 GMT, per cui l'attacco risale a poche ore fa (ora sono le 20:30).

Non sembra essere un attacco mirato: la pagina Facebook degli aggressori cita anche altri siti svizzeri violati, come Verdee.ch e Medcast.ch, fra i quali non sembra esserci alcun nesso. La mia prima impressione è che si tratti di dilettanti che attaccano indiscriminatamente qualunque sito nel quale trovino delle vulnerabilità. Secondo Netcraft, Liberatv, Verdee e Medcast usano tutti Linux e Apache.

La mail palestine.ghost compare nei motori di ricerca associata ad altre violazioni di siti.

Pubblicherò qui maggiori dettagli non appena ne avrò.
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Marte produce metano variabile, possibile indizio di vita

Il veicolo robotico Curiosity ha trovato su Marte emissioni variabili di metano nell'atmosfera. La percentuale di questo gas nell'atmosfera ogni tanto diventa brevemente ben dieci volte maggiore del normale (che è 0,7 parti per miliardo in volume) e poi cala. Il fenomeno è stato rilevato quattro volte in un periodo di due mesi, tra fine novembre 2013 e fine gennaio 2014, e l'emissione sembrava provenire da nord, dal ciglio del grande cratere Gale nel quale si trova Curiosity. Da allora il fenomeno non si è più ripetuto.

Qualcosa ha rilasciato metano, insomma: la domanda che tutti si pongono è se quel qualcosa è una forma di vita o se c'è qualche altra spiegazione.

I dati sono stati presentati oggi in una conferenza stampa e in un articolo pubblicato sulla rivista Science e indicano che Marte è un pianeta attivo. Le misurazioni di Curiosity confermano quelle fatte dai telescopi sulla Terra e dalle sonde orbitanti intorno a Marte (come l'europea Mars Express).

Il metano potrebbe provenire dall'impatto di comete o da processi geologici sotterranei (reazioni chimiche fra vari tipi di rocce), ma potrebbe anche derivare dall'attività di batteri attuali o passati. Sulla Terra, per esempio, il 95% del metano presente nell'atmosfera è prodotto da forme viventi. Il prossimo passo è cercare di analizzare il metano durante uno di questi picchi e determinare il rapporto fra isotopi dell'atomo di carbonio presente nel metano, perché un rapporto elevato fra C-12 e C-13, come quello trovato sulla Terra, è considerato un forte indicatore di attività biologica.

Le trapanazioni delle rocce marziane effettuate da Curiosity hanno anche trovato molecole organiche, ossia contenenti carbonio, che sono gli elementi costitutivi della vita sulla Terra ma possono anche scaturire da fenomeni non biologici.

Gli autori dell'articolo scientifico si sono guardati bene dal parlare di forme di vita: semplicemente, questi dati indicano che c'è su Marte una fonte sconosciuta di emissioni di metano. Non so voi, ma io sarei contentissimo di scoprire che Curiosity ha sniffato le scoregge dei marziani.

Fonti: Nature, BBC, NBC News, NASA.
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Sherlock Holmes: smartphone, PIN e pollo fritto

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “lori10” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. La situazione descritta è di fantasia, ma è basata su fatti tecnici reali ed un episodio realmente accaduto.

Il taxi attutiva i rumori di Londra addobbata per Natale e metteva in risalto le parole di Sherlock Holmes, scandite seccamente alla consueta velocità frenetica che adottava quando, a malincuore, doveva sprecare il proprio tempo prezioso per spiegare l'ovvio.

“...e in questo modo ho risolto il caso.”

L'ispettore Lestrade lo stava guardando sbigottito, con la biro ferma a mezz'aria, librata in un improbabile volo sopra il taccuino sgualcito, mossa solo dagli scossoni della strada. Non che questa fosse un'espressione rara sul volto di Lestrade in presenza di Holmes, come ben sapeva Watson, che dallo strapuntino del vecchio taxi stava assistendo alla conversazione in silenzio ma con malcelato divertimento.

“Sì, credo di aver capito quasi tutto... Ma Holmes, come ha fatto a scoprire il PIN del cellulare dell'assassino del Circolo Coloniale degli Scacchisti e trovarvi le prove del delitto che hanno incastrato il dottor Chaturanga? Le combinazioni possibili sono tantissime, e dopo pochi tentativi scatta il blocco!” disse Lestrade, cercando di ostentare competenza nelle nuove tecnologie degli smartphone.

“Pollo.” rispose laconicamente Holmes guardandolo dritto negli occhi.

Lestrade, già a disagio per l'evidente condiscendenza esibita come consueto da Holmes nei suoi confronti, non riuscì più a contenersi. “Adesso basta, Holmes! Non sono qui per farmi insultare! Sono qui per avere una spiegazione da mettere nel rapporto ai miei superiori!”.

“Non le sto dando del pollo, Lestrade. Mi guardo bene dall'attribuirle la stessa intelligenza di quell'utilissimo animale” spiegò Holmes. Lestrade fece una smorfia di sollievo e d'apprezzamento, senza rendersi conto del senso effettivo delle parole del suo interlocutore, che proseguì. “Sto dicendo che ho usato del pollo. Per la precisione, pollo fritto e patatine.”

“Ah!” esclamò trionfante Lestrade. “Ha estratto dal pollo e dalle patatine una sostanza chimica che le ha permesso di... uh...”. Si fermò, rendendosi conto troppo tardi che non sapeva come completare la frase che aveva iniziato.

Holmes sospirò. “No, Lestrade. Ho semplicemente invitato il sospettato a pranzare con me specificamente in un locale dove servono un ottimo pollo fritto, vicino al Circolo. Mentre eravamo in fila per prendere le pinte di birra, gli ho sfilato lo smartphone dalla tasca.”

“E ha tentato il PIN che la sua mente logica aveva intuito! Geniale!”

“No, semplicemente l'ho pulito accuratamente e poi l'ho rimesso nella tasca del dottor Chaturanga.”

Watson sapeva benissimo che Holmes stava giocando con Lestrade come il gatto con il topo, e tirare in lungo la cosa gli sembrava un po' crudele anche per gli standard dell'amico. Ma Sherlock era così: o lo accettavi com'era, o lo odiavi.

“Ma allora...” tentò di nuovo confusamente Lestrade.

Holmes continuò la spiegazione. “Al termine del pranzo il sospettato, che ovviamente aveva mangiato con le mani e quindi aveva evitato di toccare il telefonino con le mani unte, se le è lavate. A quel punto Watson gli ha mandato un SMS del tutto banale – veramente banale – e l'uomo ha quindi dovuto digitare il PIN per sbloccare il cellulare e leggere il messaggio. Ho guardato lo schermo spento del telefonino, angolandolo adeguatamente rispetto alla luce, e ho capito subito il PIN del sospettato.”

Di fronte all'espressione sempre più smarrita di Lestrade, finalmente Watson aprì bocca per porre fine a quella sottile tortura. “Anche se il sospettato si era lavato le mani, sui suoi polpastrelli era rimasta comunque una sottile patina di unto, come avviene sempre in questi casi. Non troppo consistente da essere percepita e quindi indurre la persona a pulirsi le mani su un tovagliolo prima di toccare il telefonino, ma sufficiente a lasciare una traccia chiara, specialmente sugli schermi anti-unto di certe marche famose. Proprio per questo Sherlock ha portato il sospettato in quel locale. Sherlock ha semplicemente guardato le ditate lasciate sullo schermo pulito quando Chaturanga ha digitato il PIN. Poi, toccando il tasto Home del telefonino, ha visto a quali cifre corrispondevano le ditate.”

“Esatto, Watson. Questo espediente ha ridotto drasticamente il numero di possibili PIN da diecimila a ventiquattro. Restava solo il problema – se vogliamo chiamarlo tale – di determinare quale delle ventiquattro possibili sequenze delle quattro cifre era quella giusta.”

“Appunto!” obiettò Lestrade. “Poteva essere 2, 4, 1, 8 oppure 4, 1, 2, 8. Oppure 2, 1, 4, 8, magari perché Chaturanga era, che ne so, nato il 2 gennaio del 1948! Come ha fatto a escludere le altre combinazioni?”

“Banale, Lestrade. Banale” rispose Holmes. “Il delitto è avvenuto in un circolo di scacchi, e c'è una famosissima leggenda secondo la quale l'inventore di questo gioco, convocato dal re che gli chiedeva di scegliere la ricompensa per l'invenzione che aveva così incantato il sovrano, umilmente domandò di essere pagato con un solo chicco di grano per la prima casella della scacchiera, due per la seconda, quattro per la terza, e così via raddoppiando fino alla sessantaquattresima. Il re diede ordine di pagare subito questa ricompensa così modesta, ma i contabili di corte, imbarazzatissimi, dovettero fargli notare che per pagare l'inventore non sarebbero bastati tutti i raccolti del regno.”

“Due alla sessantaquattresima è un numero enorme” interruppe Watson, aspettando che Holmes lo correggesse precisando che in realtà il numero esatto era 264-1. Ma l'investigatore preferì glissare sul dettaglio e concludere il proprio racconto. “Il re, pensando che l'inventore avesse voluto prendersi gioco di lui, lo fece decapitare.”

Lestrade era completamente smarrito.

“I primi numeri citati in quella leggenda, nota a tutti gli scacchisti, sono... 1, 2, 4, 8. E quello era, logicamente, il PIN perfetto per uno scacchista” concluse Holmes. “Conoscere la personalità dei sospettati è fondamentale. Tutti attingono ai propri interessi e alle proprie passioni quando si tratta di creare una cosa personale come una password. Io sfrutto sempre questa debolezza.”

Il taxi arrivò in Baker Street poco dopo, e Holmes e Watson scesero, lasciando Lestrade a proseguire la corsa verso New Scotland Yard. Watson alzò il bavero del cappotto contro il freddo insolitamente secco, imitando inconsciamente il gesto analogo di Holmes. “Devi sempre trattarlo come un imbecille?” gli chiese.

“Ma è un imbecille.”

“E non hai nessuna intenzione di dirgli come sei arrivato a dedurre che era proprio quell'uomo il probabile assassino, vero?”

“Non probabile, Watson, suvvia. Un cognome del genere, in un delitto commesso in un circolo scacchistico, non poteva che essere falso: la firma dell'artista, per così dire. Scelte guidate da interessi e passioni, come dicevo. Birra.” propose Holmes, segnalando che l'argomento lo aveva tediato abbastanza ed era chiuso.

Entrando da Speedy's, Watson si fece un appunto mentale di non mangiare mai più il pollo con le mani. E di consultare Google alla prima occasione.


La storia reale


Il raccontino che avete letto qui sopra, scritto come divertissement in un momento di insonnia, è nato da un episodio reale. Qualche giorno fa stavo facendo un po' di test con un iPhone che uso per le mie prove sul campo e al termine dei test ho pulito accuratamente il suo schermo. Poi sono andato a mangiare, specificamente pollo e patatine.

Naturalmente mi sono lavato bene le mani sia prima sia dopo il pasto, ed è quindi stato sorprendente scoprire che quando ho digitato il PIN di sblocco sull'iPhone, convinto di avere le mani pulite, ho invece lasciato delle ditate spettacolari che si stagliavano nette sullo schermo altrimenti pulitissimo, come si vede nella foto che ho postato qui sopra. Così mi è venuto in mente che invitare qualcuno a mangiare pollo e patatine con le mani sarebbe una tecnica perfetta per rivelare le cifre del suo PIN, usando poi un po' di conoscenza del soggetto per dedurre quale sequenza sarebbe stata la più probabile; e chi meglio di Sherlock Holmes avrebbe saputo sfruttare questa tecnica?

Sospetto che la stessa cosa avvenga per gli schermi degli smartphone Android e Windows, ma non ho verificato. Lo farò in occasione del prossimo pollo.
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FAQ: Perché “non credo agli UFO”?

Mi hanno fatto questa domanda talmente tante volte che mi sa che è meglio farla diventare una FAQ. Colgo lo spunto della mail che ho ricevuto da una lettrice, che mi ha chiesto: “In nome di che cosa, secondo lei, gli UFO non esistono? Io non so se esistano o no, e non ho una risposta, ma metto in possibilità l’idea che non siamo soli nell’universo. Non crede che gli ufologi possano avere anche solo uno 0,001% di ragione?”.

Versione breve. Attenzione: UFO e vita nell'universo sono due questioni completamente distinte. C'è vita nell'universo? Credo proprio di sì: non ne ho le prove, ma la scienza mi permette di osare di sperare che ci sia. Questa vita viene a trovarci e gli oggetti che vediamo in cielo e chiamiamo “UFO” sono una sua manifestazione? Credo proprio di no: mancano prove robuste e abbondano invece gli abbagli e gli imbrogli intenzionali. E se qualcuno ha uno 0,001% di ragione, vuol dire che ha il 99,999% di torto, per cui è meglio lasciarlo perdere.


Versione lunga. Non ho mai detto che “gli UFO non esistono” e non mi permetterei mai di farlo, anche perché dovremmo prima metterci d'accordo su cosa intendiamo per “UFO”: qualunque oggetto volante non identificato, oppure specificamente un veicolo extraterrestre?

Se intendiamo un oggetto volante di qualunque genere che non è stato identificato, la mia risposta è che gli UFO esistono eccome: un tafano che passa davanti alla macchina fotografica, una lanterna cinese, il pianeta Giove, un aquilone a LED, la Stazione Spaziale Internazionale sono tutti UFO se non ho informazioni sufficienti a identificarli per quello che sono realmente.

Ma se per “UFO” intendiamo specificamente un veicolo pilotato da esseri intelligenti non terrestri, allora la mia risposta è che non dico affatto che non esistono: sarebbe una presa di posizione arrogante e illogica. Dico solo che finora nessuno dei casi ufologici resi pubblici ha portato prove sufficientemente forti, oggettive ed esaminabili. E per una cosa straordinaria come la scoperta di visitatori extraterrestri che sono tra noi non bastano una testimonianza di un metronotte, una foto sbiadita o un filmato di un'autopsia aliena: servono prove con i controfiocchi. Anche perché in ufologia i ciarlatani, i profittatori, i mitomani, i matti e i Giacobbo abbondano, e molte persone sono sorprendentemente ignoranti su cosa c'è in cielo e come funzionano le videocamere e le fotocamere e prendono facilmente abbagli e vedono quello che vogliono vedere invece di quello che c'è.

Vale insomma la Legge di Sagan: affermazioni straordinarie esigono prove straordinarie. E l'idea che intelligenze aliene scorrazzino nei nostri cieli è un'affermazione spettacolarmente straordinaria, che come tale pretende prove spettacolarmente forti. Che finora non si sono viste. Nessun disco volante che atterra in uno stadio gremito davanti alle telecamere; nessun rapito da alieni che torna a casa con un po' di pelle di ET sotto le unghie; nessun manufatto manifestamente non terrestre e liberamente ispezionabile da esperti. Niente. Solo dicerie e immagini sgranate. E tante, tante, tante falsificazioni intenzionali. Gli ufologi, troppo creduloni e troppo spesso imbroglioni, insieme al loro codazzo di cercatori di gloria e di giornalisti propinatori di scoop facili, hanno reso ridicola la domanda più bella e più angosciante dell'Universo: siamo soli?

A tutti quelli che pensano a un complotto ordito dai potenti della Terra per nasconderci l'esistenza degli alieni dico solo una cosa: non ha senso. Se una civiltà extraterrestre avesse tecnologie talmente avanzate da poter attraversare gli abissi fra le stelle e venirci a trovare, pensate seriamente che una qualunque potenza terrestre potrebbe tenerla sotto il proprio controllo? Sarebbe come pensare che una tribù di guerrieri in canoa possa prendere impunemente il controllo di una portaerei nucleare.

A chi invece dice che la quantità di segnalazioni e di avvistamenti è di per sé prova che qualcosa c'è, ricordo che alla stessa stregua la quantità di segnalazioni dovrebbe farci accettare come realtà le fatine, i demoni, i folletti, i fantasmi e il mostro di Loch Ness. Ma mille abbagli non fanno un fatto. Io, su un tema così importante, chiedo semplicemente prove: non mi sembra una pretesa irragionevole.

Inoltre distinguo molto nettamente la questione dell'esistenza della vita extraterrestre nel cosmo dall'ipotesi di una visita a noi da parte di questa vita extraterrestre. Sto con il parere prevalente della comunità scientifica: considerato che ogni galassia ha almeno cento miliardi di stelle, ciascuna con uno o più pianeti, e che esistono almeno cento miliardi di galassie, è statisticamente molto improbabile – quasi assurdo – che siamo l'unica forma di vita intelligente nel cosmo. Non c'è nulla di speciale o di raro o irripetibile in quello che è successo sulla Terra e che ha portato alla nostra evoluzione ed esistenza attuale. Nulla vieta che sia successo altrove. Ma abbiamo le prove che sia successo? No. Non ancora. Ma le stiamo cercando. Guardiamo l'immensità di quei miliardi di miliardi di mondi e ci sentiamo soli. L'idea che sia tutto deserto rasenta il blasfemo.

Siamo la prima generazione, in tutti i millenni di storia umana, che ha gli strumenti tecnici per guardare al cielo e trovare la risposta a quella domanda meravigliosa e inquietante. Oggi siamo in grado di visitare i mondi vicini e vedere quelli lontani anni luce ed esplorarne le atmosfere alla ricerca dei segni chimici della vita. Possiamo captare segnali di civiltà tecnologiche all'altro capo della nostra galassia e possiamo anche noi mandare i nostri primi incerti messaggi in bottiglia via radio. Non sprechiamo quest'occasione.
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Antibufala: l’OMS accusata di sterilizzare di nascosto le donne in Kenya tramite i vaccini

Ho pubblicato su Le Scienze di questo mese (n. 556) un'indagine su un'accusa gravissima lanciata, fra l'altro, da Tempi.it qui e qui a firma di Benedetta Frigerio e in Canton Ticino dal Giornale del Popolo qui: le vaccinazioni antitetaniche, si dice, servirebbero in realtà per sterilizzare clandestinamente le donne del Kenya.

Diffondere fandonie di questo genere ha effetti assolutamente devastanti sulla lotta alle malattie in questi paesi nei quali ancora si muore di tetano. Prima di scriverle, bisognerebbe riflettere e documentarsi.

Per i dettagli vi rimando a Le Scienze, ma pubblico qui i link ad alcuni dei documenti di riferimento che ho utilizzato e che spiegano bene i meccanismi mentali e i pregiudizi che hanno portato ad alimentare una bufala che sta costando la vita a tante donne e ai loro figli: il tetano neonatale, che verrebbe debellato dal vaccino osteggiato, ha causato la morte di 550 bambini soltanto in Kenya nel 2013.

Damage to Immunisation Programmes from Misinformation on Contraceptive Vaccines, J Milstien, P D Griffin, J W Lee.

WHO, TT Vaccine Controversy by the Catholic Church of Kenya, 10 novembre 2014.

Does the Kenyan UNICEF Tetanus Vaccine contain HCG and make women infertile? (Rational Catholic Blog).

Fresh medical tests set to clear up controversy on tetanus vaccine, 11 novembre 2014.