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59 commenti

Apple presenta Leopard, ma con qualche macchia

Schermi blu della morte, Java in panne, firewall permeabile sul nuovo OS X


Leopard Blue Screen Of Death? Nice.Tante belle funzioni nella nuova release del sistema operativo di casa Apple, ma anche qualche magagna non trascurabile. Quicklook, l'anteprima istantanea dei file, è una goduria, come lo è anche la Time Machine, che fa i backup automatici e cercabili in modo spettacolarmente intuitivo; e queste sono solo alcune delle novità di Leopard, che è disponibile anche per i Mac "vecchi" con processore PPC.

Ma stavolta in casa Apple le cose non sono andate molto lisce, in contrasto con il mantra del "funziona e basta" che spesso viene invocato per tutto quello che riguarda il mondo Mac. Per esempio, Heise.de segnala che il firewall ha dei problemi di sicurezza (o di descrizione del proprio funzionamento), perché quando gli si chiede di bloccare tutte le connessioni in ingresso, non lo fa. Questo sembra essere in realtà previsto dal firewall e non sarebbe quindi un baco, secondo questa discussione, ma è sicuramente un comportamento poco chiaro.

The Register segnala un'incompatibilità fra OS X 10.5 (Leopard) e la versione più recente di Java, la 1.6, che pure è in giro da circa un anno. Applicazioni e applet Java sviluppati con la versione 1.6, quindi, non girano affatto sui Mac dotati di Leopard. Imbarazzante.

Non solo: alcuni utenti lamentano "schermate blu della morte" paragonabili a quelle del rivale Windows, come mostrato nella foto a inizio articolo (l'originale di TeppoTK è qui). Secondo MacFixit, i problemi si verificano durante gli upgrade da Tiger a Leopard se sono installate alcune applicazioni che modificano il funzionamento del sistema operativo, come per esempio Application Enhancer. Nessun problema, a quanto pare, per chi invece installa da zero o acquista un Mac con Leopard preinstallato.

E infine ci sono anche problemi con l'hardware. I dischi rigidi fatti in Cina e installati nei Mac Mini e laptop avrebbero un tasso di difetto anormalmente alto, addirittura da 20 a 30 volte maggiore rispetto ad altri dischi, secondo questo articolo. Il problema riguarderebbe specificamente i dischi Seagate SATA da 2,5 pollici dotati della versione 7.01 di firmware.

Il consiglio, a questo punto, è di non fare i maniaci dei gadget in anteprima a tutti i costi e aspettare che le cose si calmino prima di procedere al grande passo.
18 commenti

Antibufala Classic: ucciso dalla pipì di topo sulla lattina

Antibufala: muore per aver bevuto da una lattina sporca di pipì di topo


Indagine iniziale: 15 maggio 2002. Ultimo aggiornamento: 30 ottobre 2007. Foto tratta da Wikipedia.

Dopo anni di stato vegetativo, ha ripreso a circolare un inquietante appello riguardante la presunta morte per leptospirosi di una persona che avrebbe bevuto da una lattina contaminata da urina di topo. Ecco il testo:

Articolo comparso su Caducée, giornale d'informazione professionale nel settore medico (MESSAGGIO PER LA SALUTE PUBBLICA):

Una persona è morta recentemente in circostanze assurde. Era partita in barca con degli amici, una domenica, e aveva messo delle lattine di bibite nel frigorifero dellabarca. L'indomani, lunedì, è stata ricoverata d'urgenza allo CHUV (ospedale svizzero di Ginevra) per uscirne mercoledì, morta.

L'autopsia ha constatato che si trattava di una Leptospirosi folgorante causata da una lattina che aveva bevuto, senza bicchiere, sulla barca..

L'esame delle lattine ha confermato che erano infettate di urina di ratti e quindi di Leptospiras. La persona in questione probabilmente non ha pulito la parte superiore della lattina prima di berla e questa era contaminata di urina di ratto seccata, che contiene delle sostanze tossiche e mortali, quindi la leptospiras, che provoca la leptospirosi.

Le bibite in lattina e altri alimenti simili sono stoccate in depositi che spesso sono infestati da ratti e simili e subito dopo vengono trasportate nei punti vendita senza che siano disinfettate o pulite.

Ogni volta che comprate una lattina lavate conscienziosamente la parte superiore con dell'acqua e un detergente prima di metterla in frigo.

Secondo uno studio realizzato da INMETRO (Spagna), il coperchio delle lattine è più contaminato dei gabinetti pubblici!

Lo studio mostra una quantità di germi e batteri sul coperchio delle lattine tale da rendere indispensabile la pulizia con dell'acqua e un detergente.

PER CORTESIA DIFFONDETE QUEST'INFORMAZIONE.

Ricevuto dalla Direzione delle risorse umane dell'Ospedale Cantonale di Ginevra.

Perché è una bufala


Il consiglio igienico è senz'altro valido, ma il resto del messaggio è una bufala. Ne trovate la smentita su Hoaxbuster.com (in francese), dove viene fatto risalire a settembre 2001, e una storia praticamente identica è descritta in inglese presso Urbanlegends.about.com, che ne segnala la comparsa nell'ottobre del 1998.

Secondo queste indagini, la bufala è originata in America, ma è stata come al solito riconfezionata con riferimenti locali per renderla più plausibile. Secondo Hoaxbuster, è vero che i topi sono portatori di leptospirosi e possono trasmetterla all'uomo, ma la leptospirosi non è una malattia folgorante come descritto nell'appello: ha un periodo di incubazione che varia da 4 a 19 giorni, ossia più che sufficiente per andare in ospedale e farsi curare con gli antibiotici.

Notate, nell'appello, la solita mancanza di date, mentre i riferimenti ad aziende o istituzioni citano nomi ma non precisano altri dati che permettano un riscontro, come per esempio un numero di una rivista, il titolo di un libro o l'indirizzo esatto di un sito Web dove queste dichiarazioni sarebbero state rese. Di conseguenza, questi riferimenti sono da considerare totalmente inattendibili.

L'appello parla di un “articolo” che sarebbe stato pubblicato da Caducée, descritto come “giornale d'informazione professionale nel settore medico”, senza però indicarne né titolo, né data di pubblicazione, né autore. Fra l'altro Caducée non è un giornale: è un sito Web francese, il cui indirizzo è www.caducee.net, che fra l'altro ha pubblicato nel 2002 una smentita consultabile solo con molta difficoltà, come spiegato qui sotto.

Il CHUV di Ginevra esiste, ma questo non vuol dire nulla: non sarebbe la prima volta che vengono citati nomi di aziende o istituzioni per conferire maggiore autorevolezza a un appello.

La ciliegina sulla torta, però, è quel riferimento alla "Direzione delle risorse umane dell'Ospedale Cantonale di Ginevra": sembra tanto un nome altisonante per l'ufficio del personale, che ovviamente non si occupa di leptospirosi e di lattine, ma amministra il personale e basta e pertanto non avrebbe alcun titolo di parlare di questioni mediche in tono così perentorio.

Comunque, anche se le ragioni esposte nell'appello sono false, pulire i recipienti dai quali si beve è una normale precauzione igienica altamente consigliabile, specialmente per le lattine.

Siamo insomma nel campo delle leggende metropolitane ammonitrici: quelle che usano una storia inquietante per insegnare un comportamento.

La smentita nascosta di Caducée


Nel 2002, Caducee.net pubblicò due righe di smentita, ma a causa del modo poco furbo in cui era stato progettato il sito, l'avviso compariva soltanto la prima volta che lo si visitava. Alla visita successiva compariva una schermata che invitava alla registrazione gratuita.

La schermata di smentita diceva testualmente:

Important : Caducee.net n'est pas à l'origine des fausses informations sur la leptospirose qui circulent actuellement sur le réseau. Il s'agit d'un canular.


Ecco la schermata, datata 2002 (la smentita è al centro in alto):


Grazie a francesco.r, ntucci e manunta per la collaborazione.
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Bill Gates compie 52 anni, 640 K gli bastano?

640 K di auguri a zio Bill!


Come segnalato nella sua biografia ufficiale, Bill Gates ha da poco festeggiato cinquantadue candeline. Un'ottima occasione per regalargli una piccola antibufala che lo riguarda: la celebre frase "640 K dovrebbero bastare a chiunque" attribuitagli da tempo immemorabile (almeno dal 1981) da tantissime fonti, BBC compresa.

In realtà la frase è una leggenda metropolitana, dato che nessuno sa esattamente in che occasione Gates l'avrebbe pronunciata. Gates stesso nega di aver mai detto qualcosa di simile; una sua smentita personale è comparsa nel New York Review of Books, con qualche precisazione tecnica sul reale significato di alcune sue considerazioni sull'utilizzo della memoria RAM che forse sono l'origine di questa frase.
11 commenti

Radio: i temi di oggi

Disinformatico radio: auguri a zio Bill, Apple OS X bacato, virus PDF, cane torturato da "artista", lattine assassine


Ecco i temi della puntata del Disinformatico radiofonico di oggi, in onda dalle 11 alle 12 sulla Rete Tre della Radio Svizzera di lingua italiana.
  • Tanti auguri a Bill Gates: ma disse davvero che "640 k dovrebbero bastare a chiunque"?
  • Esce Leopard, il nuovo sistema operativo Apple: i pregi, ma anche gli spettacolari bachi, di questa novità
  • Ancora Apple: OS X Leopard è installabile (illegalmente) anche su computer non-Apple
  • Virus nei PDF: i rischi reali e come evitarli
  • Impazza la petizione per salvare un cane lasciato morire di fame in una cosiddetta "esibizione artistica"
  • Antibufala classic: torna l'allarme per le lattine letali condite con pipì di topo
30 commenti

OLPC al Linuxday

One Laptop per child Paolo :-)



Qualche foto di corsa durante la dimostrazione pratica dell'One Laptop per Child al Linuxday di Cinisello Balsamo. Foto migliori e recensione a breve.

Pensavo fosse una fuga in avanti tecnologica, un falso modo per risolvere i problemi terribili del Terzo mondo con un gadget. Mi sono dovuto ricredere. Non solo: l'OLPC è la dimostrazione di come si potrebbe fare molto per evitare la continua, inquinantissima corsa a processori sempre più potenti causata da sistemi operativi bulimici.


Scusate l'espressione fra l'ebete e il fulminato, ma un week-end di immersione totale nel Linuxday, con relativi bagordi e notti pressoché insonni, ha il suo peso.


Dimensioni ridottissime, carrozzeria giocattolosa ma robusta, ideale per i bambini, nessuno spigolo tagliente, una tastiera impermeabile con tasti piccoli per dita piccole, uno schermo che si vede benissimo in piena luce, Wifi integrato... questo è un laptop che farà gola anche a molti utenti del Primo Mondo. E' quindi validissima la formula "con 399 dollari ne paghi due, ne prendi uno, e l'altro lo doni ai bambini".



Sì, ha una webcam incorporata. E lo schermo è girevole per trasformare l'OLPC in un libro elettronico. Niente HD; solo memoria Flash, più che sufficiente per foto e testi. E ci gira su Linux.
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Lucchetti digitali al Linuxday di Cinisello

DRM, palla al piede della cultura: ne parlo al Linuxday di Cinisello domani


Sono stato invitato a partecipare domani mattina al Linuxday di Cinisello Balsamo, presso Villa Ghirlanda, per parlare di Digital Rights Management (DRM): i lucchetti digitali che imbrigliano la cultura con la scusa della lotta futile alla pirateria.

I dettagli della manifestazione, con il programma di tutte le relazioni, sono su Lifos.org. Mi trattengo per l'intera giornata, per cui se fate un salto da quelle parti, possiamo fare due chiacchiere F2F (faccia a faccia).
143 commenti

Giulietto Chiesa debutta con Zero. Nomen omen.

Commento a caldo sulla prima di Zero


Stasera ha debuttato a Roma il film Zero di Giulietto Chiesa e Franco Fracassi, dedicato alle ipotesi alternative sull'11 settembre. Se vi interessa l'argomento, ho scritto un commento veloce nel blog apposito Undicisettembre.

Aggiornamento


Ho iniziato a pubblicare l'analisi dettagliata delle affermazioni di Zero in una serie di articoli intitolati Zerobubbole. Buona lettura.
75 commenti

Cerchi nel grano e mosche morte

Voyager parla di cerchi nel grano: qualche dettaglio serio sulla faccenda


L'idea che i cerchi nel grano siano di origine inspiegabile è sicuramente carina e ricca di fascino, ma prima di lasciare che la fantasia si sostituisca pericolosamente alla realtà è meglio dare un'occhiata ai fatti.

Molti sostenitori dell'inspiegabilità dei "crop circle" affermano che una delle prove principali è costituita dalla presenza di strane mosche morte all'interno dei cerchi. Ma c'è una spiegazione complessa ma non fantascientifica per questo fenomeno, e chi non la racconta fa spettacolo ma di certo non fa informazione obiettiva. Volete sapere qual è la spiegazione? Leggete questo articolo del Cicap, con contorno di mosche fritte al microonde.

Prima che mi accusiate di uccidere il romanticismo e la fantasia: è piu' affascinante pensare a un disco volante che arriva e in quattro e quattr'otto spara il suo raggio ultratecnologico per scolpire un crop circle, o a un gruppo di persone che con la propria intelligenza e il proprio talento artistico riesce a creare un'opera di straordinaria eleganza?

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Recaptcha, lettere deformate a fin di bene

Le lettere deformi dei captcha usate per digitalizzare interi libri


Avete presente quelle lettere tutte deformate e puntinate usate da tanti siti per assicurarsi che l'utente che sta interagendo col sito sia una persona reale e non un programma automatico? Si chiamano Captcha, e molti le considerano scocciature inutili.

C'è però chi ha trovato il modo di trasformare una scocciatura in un gesto utile: è Recaptcha.net, che offre un servizio nel quale i captcha non sono lettere casuali, ma sono parole tratte da libri acquisiti con lo scanner, che pero' sono troppo sbiaditi o stampati male per poter essere interpretati da un programma di riconoscimento del testo.

Così quando si digita un captcha gestito tramite il servizio Recaptcha, come quelli di Twitter, si interpreta una parola di un libro. Tutti insieme, questi captcha immessi da migliaia di utenti finiscono per digitalizzare l'intero testo del libro.
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Twitter, messaggistica milleusi con SMS gratuiti

Configurare Twitter per notizie e messaggi (anche dal Disinformatico)


L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Non so quanto durerà, perché il modello commerciale non sembra dei più solidi, ma finché c'è, vale la pena di usarlo: è Twitter, un sistema di messaggistica che offre una praticissima combinazione fra Internet e SMS e permette di creare a costo zero dei microblog aggiornabili anche (in alcuni paesi) tramite cellulare.

Il principio è semplice: si apre un account gratuito presso Twitter.com e si scrivono (tramite cellulare, nei paesi abilitati, o via Internet) delle micronotizie lunghe come un SMS (massimo 140 caratteri). Possono essere notizie personali, ma anche notizie d'agenzia o a tema: su Twitter c'è di tutto, dai pensieri in libertà degli amici alle ultimissime della BBC (e c'è anche il Disinformatico qui).

Chi è interessato a ricevere queste notizie apre a sua volta un account Twitter e si "abbona" ai flussi di notizie che preferisce, e può scegliere di riceverle come SMS (nei paesi abilitati), come feed RSS, o consultarle via Web o tramite programmi di chat. Si può anche scegliere di includere queste micronotizie in un blog tradizionale, come vedete nella colonna di destra di questo blog. Tutto gratis.

L'unico costo da sostenere è quello dell'invio delle notizie via SMS a un numero che può essere estero e che è variabile a seconda del vostro piano tariffario. Inviare micronotizie attraverso l'interfaccia Web, via mail o tramite un programma di chat non costa nulla, e gli SMS inviati da Twitter agli "abbonati" alle vostre notizie sono gratuiti.

Volete seguire il Disinformatico via Twitter e ricevere le ultime notizie in breve dal mondo informatico? Allora aprite un account su Twitter e abbonatevi: ecco come.

Aprire un account


Andate a Twitter.com e cliccate su Join. Sceglietevi un nome utente e una password, poi date il vostro indirizzo di e-mail e digitate il testo del Captcha (quelle lettere tutte storte). Infine cliccate su "I accept".

Configurare l'account


Nota: a parte l'ultimo paragrafo, questa sezione non è più valida per Italia e Svizzera, dove il servizio cellulare di Twitter non è disponibile.

Se volete ricevere messaggi sul cellulare, andate a Notifications e scegliete Add device. Immettete il vostro numero di cellulare, includendo il prefisso internazionale (con il "+" al posto dello "00"). Attivate la casella "It's OK for Twitter to send txt messages to my phone" e cliccate su Save.

Confermate la configurazione inviando dal vostro cellulare al numero +447624801423 il messaggio che viene visualizzato da Twitter sul computer. Se avete fatto tutto correttamente, riceverete un SMS che dice "your device has been verified and is on."

Fatto questo, potete editare il fuso orario, un link al vostro sito, due righe biografiche e la vostra ubicazione. Salvate il tutto, e siete a posto.


Funzionamento


Dopo che avete configurato il servizio, avete una pagina tutta vostra presso Twitter, il cui indirizzo è http://twitter.com/[vostro nome utente]. La pagina è pubblica: basta che diciate ai vostri amici di consultarla e senza altre formalità potranno leggere i vostri aggiornamenti.

Andando con il vostro browser a http://twitter.com/home venite portati direttamente al vostro account, nel quale potete immettere messaggi via Web. Se volete mandare un messaggio mentre siete in giro, usate il vostro cellulare (se abilitato) per inviarne il testo via SMS al numero indicato da Twitter durante la configurazione.

Se volete seguire le Twitterate altrui, andate al vostro account, scegliete Stats, Following, Invite more, e poi immettete il nome Twitter dell'utente che volete seguire, poi cliccate su Follow e attivate ON in Notifications.

Per esempio, se volete ricevere i titoli delle notizie del Disinformatico sul computer o (nei paesi abilitati) sul cellulare, aprite un account Twitter, registrate il vostro cellulare (se abilitato) e abbonatevi all'utente "Disinformatico". Buona Twitterata!
74 commenti

Ci vediamo a Pavia il 24 ottobre?

Psicologia del complottismo a Pavia


Mercoledì 24 ottobre alle 21 sarò a Pavia, all'Aula del '400, Palazzo Centrale, via Strada Nuova 65, insieme a Lorenzo Montali (ricercatore di psicologia sociale presso la Bicocca) per parlare di cospirazioni dell'11 settembre (ma non solo) da un'angolazione diversa dal solito: superata ormai la fase di sbufalamento, ci si può addentrare negli aspetti poco conosciuti di questa tragedia e negli aspetti psicologici, che riguardano tutte le moderne tendenze a intravedere cospirazioni dappertutto.

L'incontro s'intitola 11 settembre: il complotto che non c'è ed è organizzato da Studentindipendenti con il patrocinio dell'Università di Pavia. L'ingresso è libero.

Io sarò lì a presentare alcuni di questi aspetti (e, se tutto va bene, una novità che spero troverete interessante) e per discutere, insieme a Montali, delle ragioni di questo diffuso desiderio di spiegazioni cospiratorie per le grandi tragedie della storia. Il cospirazionismo, che riguardi l'assassinio di Kennedy, la scomparsa di Elvis Presley, le "scie chimiche" o lo sbarco sulla Luna, non è una semplice questione di teorie contrapposte o di indagini più o meno scientifiche: è uno specchio sui nostri processi mentali che penso trovete illuminante anche se ne avete piene le tasche dei complottisti undicisettembrini, lunari o sciachimisti.

Il vero mistero, infatti, è come mai persone altrimenti ragionevoli e sane di mente si lasciano trascinare in questi vortici di ipotesi paranoiche, fantascientifiche e surreali. Speriamo di poter dare qualche risposta in proposito, e per questo lasceremo ampio spazio alle domande del pubblico.
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Legge-bavaglio sui blog: altre info

Il governo indietreggia e "chiarisce" il senso del disegno di legge, ma il danno è fatto


Ecco qualche link in più sul contestatissimo disegno di legge sull'editoria di cui ho già raccontato.

Secondo l'ANSA, Beppe Grillo è insorto, minacciando di rifugiarsi "armi, bagagli e server in uno Stato democratico". Il padre del DDL, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Ricardo Franco Levi, ha risposto che spetta all'Autorità Garante per le Comunicazioni "il compito di vigilare sul mercato e di stabilire i criteri per individuare i soggetti e le imprese tenuti ad iscriversi al Registro degli Operatori".

Vari politici prendono le distanze dal DDL, compresi i ministri Di Pietro e Gentiloni che pure l'hanno approvata. Di Pietro dice che il DDL "non è stato discusso nel Consiglio dei Ministri del 12 ottobre perchè presentato come provvedimento di normale routine. Ho letto il testo oggi per la prima volta."

Approvata senza leggerla? Fantastico, adesso siamo tutti più tranquilli. Specialmente se consideriamo che un eventuale obbligo di iscrizione al Registro degli Operatori di Comunicazione "non implica solo carte da bollo e burocrazia" ma "rischia soprattutto di aumentare le responsabilità penali per chi ha un sito", secondo l'avvocato Sabrina Peron citato da Repubblica. Infatti il problema non è il costo della trafila burocratica (Macchianera sottolinea che "costa zero! niente bolli, né versamenti"), ma le conseguenze legali in caso di post o persino commenti ritenuti diffamatori.

Non si sa, insomma, se davvero i blogger dovranno farsi schedare. Non si sa neanche se il disegno di legge è frutto di malizia o di semplice incompetenza: Veronica Ciarumbello, su Zeus News, ricorda che "non siamo nuovi a leggi poco chiare quali la norma per il deposito legale dei documenti di interesse culturale destinati all'uso pubblico, che ha richiesto un'espressa rettifica per esentare dall'invio delle cosiddette copie d'obbligo (cartacee) l'intera internet ospitata su italici server."

Quello che si sa è che chi fa le leggi non sa quello che scrive, e chi le approva non le legge, e ci vuole la mobilitazione dei media generalisti per far fare ai governanti il proprio dovere (per il quale, se non erro, percepiscono una paghetta di qualche genere).

Una splendida sintesi di Guido Scorza su Punto Informatico, dove trovate anche i commenti di Massimo Mantellini, Manlio Cammarata e Luca Spinelli: "il DDL sull'Editoria, francamente, non riesce a farmi paura mentre mi fanno tanta paura i nostri Governanti tanto lontani dalle cose della Rete", scrive Scorza.

E intanto la figuraccia internazionale è assicurata, grazie all'eco di BoingBoing.
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Capisci di Internet? No? E allora governa

Caso mai servissero conferme che i governanti non capiscono niente di Internet


L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Punto Informatico segnala il tentativo del governo italiano di varare la tassazione e la schedatura dei blog: un disegno di legge che, se approvato, imporrebbe a chiunque gestisca un sito Web, un blog o qualsiasi altra forma di comunicazione online di iscriversi al Registro degli Operatori di Comunicazione.

Questo implica ovviamente un fardello burocratico demenziale e l'identificazione di ogni blogger, con un gesto degno della Birmania.

Certo, si tratta soltanto di un disegno di legge, ma non è questo il problema. Il problema è che una proposta idiota di questo genere non doveva neanche vedere la luce. Non doveva neanche impegnare un microsecondo delle risorse della pubblica amministrazione; e chi la proponeva doveva essere sommerso dagli sberleffi dei colleghi per aver dimostrato che non capisce un emerito piffero di Internet.

Ma nulla di questo è successo, perché i colleghi del genio che ha partorito questa mostruosità (probabilmente parente di chi coniò il bollino SIAE per i siti Web) sono altrettanto abissalmente ignoranti di come funziona Internet. E così siamo arrivato al disegno di legge, che impegnerà altre risorse per discuterlo, negoziarlo e, si spera, alla fine buttarlo via.

La notizia è particolarmente ironica per il fatto di arrivare mentre sono a Riva del Garda come ospite di un convegno promosso dal Ministero delle Politiche Giovanili e delle Attività Sportive allo scopo di ascoltare i giovani e ottenere il loro input su come arginare la fuga di cervelli dall'Italia.

L'incontro con i giovani di stamattina è stato molto piacevole e ricco di spunti, e ha permesso a noi relatori "matusa" di capire meglio quali ostacoli e quali problemi incontra e sente personalmente chi si affaccia oggi al mondo del lavoro in Italia, specialmente in campo tecnologico e informatico. Abbiamo partorito insieme alcune idee che sono state proposte al ministro Melandri. Per modo di dire: il ministro era talmente preso a chiacchierare che il pubblico in sala ha deciso, a un certo punto, di richiamarla all'attenzione chiedendo al relatore di ricominciare da capo la propria presentazione perché il ministro era "impegnato in altre conversazioni".

Ecco il testo in sintesi delle proposte realistiche e a basso costo, ma credo preziose come volano, del workshop "Reale e virtuale", che ho condiviso con Simone Cabasino e Michele Kettmaier:
  • il divieto dello scambio di dati con e fra organismi istituzionali a mezzo di formati che necessitino per l'accesso di software proprietario, per garantire la libertà di scelta tecnica agli utenti che hanno diritto all'informazione istituzionale.
  • l'incentivo alla formazione (alfabetizzazione informatica) all'uso del computer a tutte le fasce d'età, anche attraverso i media tradizionali [a quando un "Non è mai troppo tardi" per l'informatica, insomma?], per mutare la percezione del computer, delle sue potenzialità e del ruolo di internet nelle dinamiche di comunicazione.
  • la riformulazione della posizione di attore monopolistico nel mercato delle opere artistiche della SIAE e l'incentivazione del'affermazione di agenti alternativi in concorrenza, per dare una scelta agli artisti che debbono avere facoltà di disporre e di decidere del destino delle proprie opere.
  • la valorizzazione della concezione del fruitore e delle sue libertà dettate dalla Convenzione di Berna sul diritto d'autore e la riforma del modo eccessivamente restrittivo in cui questa Convenzione è implementata in Italia.
  • la pubblicazione su Internet dei bilanci degli enti pubblici o che svolgono funzioni pubbliche, e degli importi degli stipendi pubblici, nel rispetto della privacy individuale, per semplificare il controllo pubblico sull'assegnazione di commesse, stipendi e compensi.
  • la semplificazione della condivisione tra privati della connessione Internet (wifi e non solo) per diffondere la disponibilità di banda, consapevoli che i meccanismi di identificazione in essere (legge Pisanu) sono solo penalizzanti per gli utenti e non sono idonei ad arginare le comunicazioni nelle attività illegali.
Mi verrebbe voglia di aggiungere a queste proposte anche quella di mettere la mordacchia permanente a qualsiasi burosauro che insista a pensare che Internet sia da imbrigliare, colonizzare e censurare con norme di sapore medievale. Perché se si va avanti con idiozie di questo genere, la fuga di cervelli non la si evita; la si incoraggia.
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Arrestato il pedofilo “untwirlato”

Caccia al pedofilo multimediale: stavolta è finita bene


La caccia all'uomo via Internet funziona, ma crea un precedente pericoloso. La BBC riferisce che è stato identificato e arrestato il pedofilo le cui immagini inequivocabili erano state trovate su Internet nel 2004. Come ho raccontato di recente, l'Interpol aveva trovato il modo di invertire il processo di alterazione digitale delle immagini usato dal pedofilo per mascherare il proprio volto.

L'Interpol ha poi compiuto il passo atipico di diramare, ai primi di ottobre, le fotografie ricostruite del volto del pedofilo, chiedendo aiuto nell'identificarlo, in una gigantesca caccia all'uomo globale. Questa forma "hi-tech" del manifesto "Wanted" in stile western ha avuto successo: l'individuo è stato identificato e poi arrestato in Thailandia. Si tratta di un canadese, Christopher Paul Neil, un insegnante trentaduenne, arrivato in Thailandia dalla Corea del Sud, dove aveva lavorato come insegnante.

Stavolta è andata bene, e con soddisfazione di tutti, perché c'era di mezzo il Mostro per antonomasia. Ma la vicenda mette in luce la potenza e la capillarità dei sistemi di sorveglianza: molto positiva finché si tratta di acciuffare persone indifendibili, ma non posso trattenermi dal provare un brivido all'idea che una caccia all'uomo messa in mano al pubblico e fatta sulla base di una foto sgranata possa finire in un tragico equivoco.

L'intera faccenda mi ha evocato qualcosa di familiare che non riuscivo a identificare. Poi i neuroni hanno avuto un sussulto e mi sono ricordato: in Fahrenheit 451, il romanzo di Ray Bradbury, la vittima della caccia all'uomo mediatica è il protagonista positivo della storia, e l'esito della caccia (che non rivelo perché Fahrenheit 451 è un libro assolutamente da leggere, soprattutto oggi) è anche peggiore e più tragicamente ironico di quello che potreste immaginare.
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Associazione consumatori olandese: aridatece XP

In Olanda l'associazione dei consumatori chiede XP gratis per chi ha Vista e non lo può vedere


L'influente Consumentenbond, associazione di consumatori olandese, ha deciso di dire a chiare lettere quello che alcuni utenti mormorano da tempo: Windows Vista, il nuovo sistema operativo di Microsoft, ha dei problemi. Il Consumentenbond ha ricevuto oltre 5000 lamentele in proposito, e questo l'ha spinto a chiedere a Microsoft di dare Windows XP gratis agli utenti che hanno problemi di Vista.

La proposta non è stata vista di buon occhio da Microsoft, che in un incontro tenutosi l'11 ottobre scorso ha detto di no senza batter ciglio. Per tutta risposta, il Consumentenbond ha invitato gli utenti a chiedere che sia preinstallato Windows XP al posto di Vista se vanno ad acquistare un computer nuovo e ad acquistare Vista "soltanto se si è certi di non avere problemi, o di essere in grado di risolverli". Il Consumentenbond ha anche invitato i rivenditori ad offrire ai clienti XP gratuitamente in caso di problemi.

Secondo Blorge.com, l'iniziativa del Consumentenbond è nata al termine di un'indagine di cinque settimane, nella quale le lamentele principali su Vista riguardavano la compatibilità di applicazioni e periferiche (stampanti e altri dispositivi).

Va notato che la licenza di Vista preinstallato non copre il "downgrade" (sostituzione di Vista con XP) se non nelle versioni Business e Ultimate di Vista. Per le altre versioni è necessario procurarsi una licenza Full di XP.

Secondo dati Microsoft, circa un milione di olandesi ha già Vista, per cui 5000 lamentele non sono una percentuale molto significativa. Ma sarebbe interessante sapere quanti altri consumatori hanno pensato di essere incapaci quando in realtà i problemi erano colpa di Vista.

Sia come sia, nei cataloghi dei negozi specializzati sono ricomparse le offerte di computer con XP preinstallato, perlomeno qui in Svizzera:

E Microsoft ha deciso di prorogare i termini di disponibilità delle licenze di XP (le cui vendite presso le grandi marche avrebbero dovuto cessare il 3231 gennaio 2008, ma continueranno almeno fino al 30 giugno; la Starter Edition per i mercati emergenti resterà in vendita preinstallata fino a giugno 2010) e prevede un Service Pack (aggiornamento) di XP nel 2008. Sarà un caso?
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Urban Legends in TV

Leggende metropolitane in TV, (quasi) tutte le soluzioni dei quiz


L'articolo è stato aggiornato e corretto dopo la pubblicazione iniziale.

Urban Legends, il programma antibufala che ha debuttato ieri sera su Italia 1, ha molte storie in comune con una serie del 2002, intitolata "Mostly True Stories: Urban Legends Revealed".

Nota: nella prima versione di questo articolo avevo scritto che era una "versione riconfezionata" di quella serie del 2o02, ma il conduttore di Urban Legends, Andrea Pellizzari, mi ha corretto, facendo notare che il suo programma è in realtà l'edizione italiana di una produzione nuova, datata 2007, dell'anglo-canadese CineFlix.com. Condivide parte delle storie con quella vecchia, ma solo perché, dice giustamente Pellizzari, "le leggende metropolitane quelle sono e quelle noi abbiamo raccontato."

Il dubbio che non fosse un'autoproduzione Mediaset m'è venuto notando che le ricostruzioni delle leggende usavano spesso un contesto poco italiano (le forme delle case, le prese elettriche stravaganti e tipicamente britanniche, per esempio).

Niente di male, per carità: anzi, è bene che si parli in televisione di queste leggende metropolitane. Ma il fatto che le storie trattate sono simili in entrambi i programmi (cosa peraltro inevitabile, visto che il repertorio delle leggende metropolitane è lo stesso per tutti) mi permette di darvi qualche dritta che vi consentirà di fare bella figura con gli amici "indovinando" i quiz del programma, che chiede agli spettatori di decidere quali delle storie raccontate sono vere e quali sono bufale.

L'elenco completo delle storie della vecchia serie (Mostly True Stories), sulle quali potete prepararvi in anticipo per Urban Legends con una sana Googlata, è disponibile qui su TVGuide.com, qui su TV.com e qui sull'Internet Movie Database. Su Youtube ci sono alcuni episodi: la chiave di ricerca è "Mostly True Stories". Ma se volete sapere tutto, ma proprio tutto, su eBay c'è chi vende la serie completa su DVD. E' materiale in inglese, lo so, ma far bella figura deve costare un po' di fatica, no?

Due chicche a proposito della vecchia serie: era presentata da Natasha "Species" Henstridge, e nella prima versione pubblicò come vera una bufala su Barbanera e una filastrocca, grazie a una trappola tesa dal celeberrimo sito antibufala Snopes.com (dettagli qui).

Per quanto riguarda invece le grazie femminili che abbelliscono la nuova serie, Urban Legends, Pellizzari mi dice che appartengono a Regina, che è una brasiliana che lui non ha mai visto dal vivo. Meraviglie e malinconie degli studi virtuali...
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Risolto il baco di Excel 2007

Niente più conticini visualizzati male in Excel 2007


Risolto l'errore di visualizzazione di Excel 2007, che sbagliava il calcolo "=850*77.1", visualizzando 100000 al posto del risultato giusto. E' pronta la pezza, piuttosto cicciottella (32 MB).
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Il Ritorno di Valentin?

Torna un classico dello spamming


Ricordate Valentin Mikhaylin, lo spammer che muore di freddo da anni a Kaluga, la cui storia irresistibile è raccontata qui?

Ora sembra avere un emulo, anzi un'emula, di nome Elena, i cui appelli struggenti stanno intasando le caselle di posta di molti lettori del Disinformatico. Dalla struttura dell'appello e dall'origine, pare proprio che i sospetti di molti siano fondati: Elena sarebbe in realtà Valentin, che ha cambiato sesso e storiella perché ormai il suo nome è finito nelle liste antispam di tutto il mondo.

Ecco il testo completo di header dell'appello di "Elena": gli [OMISSIS] rimpiazzano l'indirizzo di e-mail di chi ha ricevuto il messaggio e sono soltanto una precauzione antispam.

X-Apparently-To: [OMISSIS] via
206.190.38.116; Sat, 13 Oct 2007 12:50:37 -0700
X-Originating-IP: [193.252.22.249]
Return-Path: 
Authentication-Results: mta143.mail.re3.yahoo.com
from=eposta.ru; domainkeys=neutral (no sig)
Received: from 193.252.22.249  (EHLO
smtp-4.orange.nl) (193.252.22.249)
by mta143.mail.re3.yahoo.com with SMTP; Sat, 13
Oct 2007 12:50:37 -0700
Received: from smtp-4.orange.nl (mwinf6309 [10.232.3.39])
by mwinf6310.orange.nl (SMTP Server) with ESMTP id F25BC1C37C9B
for [OMISSIS]; Sat, 13 Oct 2007 13:58:51 +0200 (CEST)
Received: from me-wanadoo.net (localhost [127.0.0.1])
by mwinf6309.orange.nl (SMTP Server) with ESMTP id A22631C001EA
for [OMISSIS]; Sat, 13 Oct 2007 13:58:50 +0200 (CEST)
Received: from c53755617.cable.wanadoo.nl (c53755617.cable.wanadoo.nl [83.117.86.23])
by mwinf6309.orange.nl (SMTP Server) with SMTP id 9B7DB1C0012F;
Sat, 13 Oct 2007 13:58:17 +0200 (CEST)
X-ME-UUID: 20071013115817636.9B7DB1C0012F@mwinf6309.orange.nl
From: "Elena" 
X-Originating-Account: 
To: 
Date: Sat, 13 Oct 2007 16:00:59 +0300
Subject: RE:
Message-ID: 
X-Mailer: Mailrus.ru Webmail2 2.25
X-Originating-Ip: 85.191.50.171
X-Originating-Agent: Mozilla/4.0 (compatible; MSIE 6.0; Windows 98)
X-Priority: 3
In-Reply-To: <20070609194225.13f192400087@mwinf6003.mailrus.ru>
References: <20070609194225.11f192400083@mwinf6000.mailrus.ru>
Content-Length: 1375

Hi,

My name is Elena, I'm 30 years old and I live in a
Russian province.

I have a 6-years-old daughter Angelina, her father
abandoned us and we live with my mother in a small
flat.

Due to the severe conditions of live in our
province, frequent absence of water,
anti-sanitation, my daughter has got illness with
her eyes and became disabled.

Now we have a crisis in our region and we are afraid
that local authorities can stop supply us with water
and gas at any time, as it happens in neighbouring
village.

The winter is coming and we don't know what to do. I
found your address and I decided to ask you for
help. If you have any old used warm clothes, warm
boots, water-boiler, portable heater, conserved and
dried food, polivitamins, aspirine, paracetamol and
analogous medicaments, products of hygiene, we would
be very happy if you can send it to us.

If it is easier for you to help with little money, I
will advice you how you can safely send it to us. I
will then buy a small cast-iron stove (stove with
burning wood), install it in our room and it will
heat our home for the whole winter.

I work 6 days in a week in municipal library and
thanks to this work, after my job, I'm allowed to
use computer and send you this letter.

I send you best wishes from Russia.

I apologize for this letter.

Ms. Elena Galitsina,
Kirova Str. 25-54,
Kaluga 248001,
Russia.
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Googlechicche: l’aereo trasparente e il missile immortalato

Aerei di vetro e missili in Google Earth?


Due Googlechicche permettono di notare un fenomeno curioso di Google Earth: la fusione delle immagini adiacenti ogni tanto sbaglia, e quindi non è il caso di fidarsi ciecamente di quello che viene mostrato da questo splendido programma gratuito.

Andate per esempio a 46°13'58.45"N 6° 6'24.50"E (oppure prelevate il file KMZ da The Register): troverete che a Ginevra ci sono degli aerei di vetro.


C'è di più: a 38°13'36.38"N 112°17'56.59"O trovate addirittura quello che sembra essere un missile, incredibilmente colto e bloccato in volo sopra gli Stati Uniti.


Soltanto un'osservazione attenta, e la conoscenza degli errori di collage digitale di Google Earth, permette di notare che si tratta in realtà di un aereo al quale sono state rese trasparenti (nell'immagine) le ali: la scia che gli sta dietro è quella multipla tipica di un aereo, non di un missile, e l'ombra del "missile" visibile sul terreno nell'inquadratura più ampia ha la forma di un velivolo.
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Radiohead scaricabili senza DRM, quanto pagano i fan?

Musica online: l'economia dell'offerta contro quella della repressione


Come preannunciato alcuni giorni fa, il nuovo album "In Rainbows" dei Radiohead è disponibile per lo scaricamento, senza lucchetti digitali e senza prezzo fisso. Avete capito bene: si può scaricare senza restrizioni e siete voi a decidere quanto pagarlo. L'operazione a volte presenta qualche intoppo tecnico, ma il principio generale è valido.

E' una formula di vendita senza intermediari decisamente atipica. Ma funziona? Sicuramente ha dato all'album dei Radiohead moltissima pubblicità gratuita, e non va dimenticato che oltre alla versione digitale scaricabile c'è anche una lussosa versione fisica (cofanetto con 2 CD e 2 vinili) in vendita che beneficia di questa promozione a costo zero.

C'è chi ha fatto le pulci ai download dei Radiohead. Si può davvero scaricare l'album senza pagare: basta immettere "0.00" come prezzo, ed effettivamente secondo un sondaggio condotto nel Regno Unito, circa un terzo del primo milione di scaricatori ha fatto così. Ma grazie al fatto che altri hanno pagato anche più di 20 dollari, il prezzo medio pagato è di circa 8 dollari, paragonabile a quello di molti CD, ma senza tutto il fardello di intermediari, agenti, negozianti, stampatori di CD e copertine, TIR che trasportano i dischi, codazzo di "assistenti personali" e compagnia bella.

Funziona, insomma: e la questione più interessante, qui, è capire cosa spinge le persone a pagare qualcosa che potrebbero avere gratis. E' davvero così diffusa la lungimiranza che permette di capire che se nessuno paga, i Radiohead non venderanno altra musica secondo questa formula? O c'è sotto qualcos'altro?

Dopotutto, la stessa lungimiranza dovrebbe far capire che anche l'industria del disco attuale è destinata a soccombere se tutti piratano e nessuno paga, ma questo non ha impedito alla pirateria musicale di dilagare.

La differenza forse sta nel destinatario dell'offerta: pagare la propria band preferita fa sentire bene; pagare le case discografiche, che hanno una reputazione paragonabile a quella delle lobby farmaceutiche, non è altrettanto gratificante. Il problema, in tal caso, non è di natura commerciale, ma d'immagine: le case discografiche e le società che tutelano i diritti d'autore devono reinventarsi e riguadagnarsi una reputazione. Cosa che sarà molto difficile finché insisteranno a fare cause da duecentomila dollari per ventiquattro canzoni messe in file sharing o a chiedere indennizzi ai garagisti che tengono la radio troppo alta.
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Radio: i temi di oggi

Disinformatico radio: Urban Legends in TV, Radiohead in cifre, patch Excel, Googlechicche, e... il Ritorno di Valentin?


Panorama di notizie ghiotto nel Disinformatico di oggi, in onda alle 11 sulla Rete Tre della RSI e ricevibile ovunque in streaming in diretta e come podcast in differita:
  • Rattoppato Excel 2007, adesso non visualizza più i risultati sbagliati
  • Radiohead: uscito l'album, scaricabile senza DRM, anche gratis. Ma come vanno le vendite?
  • Googlechicche: nuove frontiere della sicurezza antiterrorismo? Dopo i sacchetti trasparenti per gli oggetti da portare in cabina, arriva il prossimo logico passo avanti: in Svizzera debutta un nuovo aereo trasparente.
  • Googlechicche: vatti a fidare di San Google. Il suo occhio di falco satellitare immortala persino i missili, o gatta ci cova?
  • Torna Valentin, lo spammer russo che muore di freddo a Kaluga? Dai messaggi che arrivano a badilate dalla Russia sembra che il gelo gli abbia fatto cambiare sesso, e ora si chiama Elena.
  • Le leggende metropolitane sbarcano in TV: un trucchetto per dimostrare ai vostri amici di avere un fiuto antibufala infallibile.
Troverete tutti i dettagli di queste storie in questo blog dopo la diretta del Disinformatico di oggi. A dopo!
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Ci vediamo a Riva del Garda il 19?

La Melandri mi chiama, come dirle di no?


Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Venerdì 19 ottobre sarò al Palacongressi di Riva del Garda per partecipare al convegno "Giovani energie rinnovabili", promosso dal Ministero delle Politiche Giovanili e delle Attività Sportive in collaborazione con la Provincia Autonoma di Trento. Il convegno, come dice il sito del Comune di Riva del Garda dove trovate maggiori informazioni, è "dedicato alla valorizzazione dei giovani talenti italiani" e inizia il giorno prima.

Per questo mi sono un po' stupito quando ho ricevuto una lettera d'invito dal ministro Melandri: non sono né giovane né più granché italiano, e il Ministero lo sa, visto che ha spedito la lettera a casa mia in Canton Ticino; e solo la mia smisurata vanità mi trattiene dall'avere dubbi sulla mia qualifica di "talento".

Sia come sia, mi è stato proposto di fare da "facilitatore" del dialogo e del confronto in un gruppo di lavoro dedicato alla tecnologia che, insieme ad altri gruppi, dovrà formulare "proposte da portare all'attenzione delle istituzioni, degli enti territoriali, delle imprese e del sistema creditizio, affinché essi si ripensino nel loro modo di essere presenti nella vita di un giovane e diventino soggetti capaci di valorizzare la creatività e l'energia dei nostri giovani e di arginare così la fuga dei 'cervelli' che ogni anno partono numerosi in cerca di lavoro o di strutture più adeguate per portare avanti ricerche innovative e sperimentali."

La sottile ironia di invitare a parlare di come arginare la fuga di cervelli un mezzo italiano fuggito dalla disperazione in Svizzera è forse sfuggita a chi ha redatto l'invito (o forse è intenzionale), ma è comunque una bella occasione per tastare il polso di una realtà alla quale sono legato da affetto e ammirazione. Detesto veder sprecato e ostacolato il talento, e in Italia ce n'è abbondanza: sia di talento, sia di spreco e di ostacoli.

Trovate il programma dettagliato in questo PDF. La partecipazione al Convegno è gratuita, ma è riservata ai giovani fra i 18 e i 35 anni. Per informazioni ed iscrizioni contattate le Attività Sociali del Comune di Riva del Garda, tel. +39 0464 573860.
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Appello leucemia, ennesima variante

Fermate quest'appello che intasa gli ospedali


Ci risiamo. Ecco un'ennesima variazione dell'appello per sangue di gruppo B, derivata dall'appello originale (che riguardava l'ospedale Meyer di Firenze, la cui smentita è online da tempo):

Bimbo di 17 mesi necessita di sangue B rh+ x leucemia fulminante.
tel 0125645611 clinica eporediese Dott.Veroni Riccardo.
E' urgente.
Grazie Angie

E' incredibile come si sia tramutato quest'appello: l'originale infatti diceva "C'è un bimbo di 17 mesi che necessita di sangue del gruppo B positivo a causa di una forma di leucemia fulminante. Telefonare al Mayer" e proseguiva con il nome del bambino. E' cambiato l'ospedale, è cambiato il numero di telefono, ed è stato aggiunto il nome di un medico: sono rimasti integri soltanto il gruppo sanguigno, l'età del paziente e la malattia.

I numeri indicati nell'attuale versione dell'appello corrispondono effettivamente alla Clinica Eporediese. Ma l'appello è falso e non va inoltrato.

Aggiornamento (2007/10/10)


Ecco quella che sembra essere un'ennesima variante, segnalatami da gio.seg:

Non è uno scherzo!

Giralo immediatamente per favore!

E' davvero urgente!

Un bimbo di 17 mesi necessita di sangue B + per una forma di leucemia
fulminante.

Telefona al 328.2694447 Riccardo Capricciosi

oppure contatta qualcuno che può dare una mano.
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Decifrata la foto mascherata di un pedofilo

Untwirling: l'Interpol rivela il volto di un pedofilo, ma anche un segreto tecnico


L'Interpol ha diramato una serie di foto e altre informazioni riguardanti una persona denominata in codice Vico, le cui immagini terribili di abusi su minori circolano su Internet almeno da dicembre 2004. L'uomo (o chi ha diffuso le foto pedofile) riteneva di essere al riparo dall'identificazione perché il suo volto era mascherato tramite una tecnica digitale chiamata twirling: l'immagine viene deformata a spirale, come potete vedere nella foto qui sopra.

Ma l'Interpol ha rivelato di essere in grado di invertire la deformazione e recuperare il volto originale, e ha chiesto la collaborazione del pubblico per cercare di snidare quest'individuo. Il problema di questa scelta insolita è duplice: da un lato espone al rischio di vigilantismo anche persone la cui unica colpa è quella di somigliare al ricercato; dall'altro, rivela una tecnica d'indagine, che quindi è stata "bruciata": nessuno la userà più. Mantenerla segreta avrebbe dato agli investigatori un vantaggio che adesso si è perduto.

Non solo: ora chiunque abbia mai usato questa tecnica per mascherarsi o difendere la propria privacy (in situazioni meno drammatiche, s'intende) si trova esposto al rischio di essere smascherato. E la tecnica è estremamente semplice: è un normale filtro di Photoshop, come descritto in queste istruzioni.

Fonti: Interpol, New York Times, BoingBoing
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1,4 milioni di computer infettati in Cina in pochi giorni

Attenzione all'influenza cinese... per computer


Siamo abituati a preoccuparci dell'arrivo di virus proverbialmente cinesi in caso d'influenza, ma stavolta l'infezione che rischia di arrivare dalla Cina è di natura informatica.

Xinhua.net e BBC segnalano che nell'arco della settimana di ferie appena conclusasi in Cina sono stati infettati oltre 1,4 milioni di computer. Considerato che gli utenti Internet cinesi sono circa 130 milioni, è una fetta davvero significativa, e la cosa è particolarmente preoccupante perché si tratta di virus che stanno acquattati nei PC per rubare password e commettere altre nefandezze: se questo enorme numero di computer viene coordinato dal gestore dell'infezione per un attacco informatico, diventa una forza dirompente davvero notevole che può avere ripercussioni anche nel resto del mondo.
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Megamulta musicale: 24 canzoni costano 220.000 dollari

Sentenza shock antipirateria: meritata, ma rischia di essere un boomerang inutile


Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "crsl" e "gabritech". L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Il 4 ottobre scorso una trentenne del Minnesota, Jammie Thomas (nella foto, tratta da News.com), madre single di due figli, è stata dichiarata colpevole di violazione del diritto d'autore da un tribunale del suo stato: per aver offerto in condivisione su Kazaa ventiquattro canzoni senza il permesso dei titolari, dovrà pagare una multa di 222.000 dollari (155.000 euro, 260.000 franchi svizzeri), più 60.000 dollari di spese legali. La Thomas ha già deciso di appellare la sentenza.

E' il primo caso riguardante il file sharing che finisce davanti a una giuria negli Stati Uniti. La RIAA, l'associazione dei discografici statunitensi che ha promosso la causa, esulta. Per una trentenne che guadagna 36.000 dollari l'anno, la multa è una mazzata micidiale. Però, a costo di andare controcorrente e di attirarmi gli strali di una buona fetta della comunità di Internet, devo dire una cosa: Jammie Thomas se l'è cercata e la RIAA ha ragione.

La posizione della Thomas è infatti indifendibile, se non legalmente (ci sono dei possibili cavilli) perlomeno moralmente. Non ha scambiato canzoni altrimenti irreperibili, per cui non ha la scusante di dire che non aveva altro modo di arricchirsi culturalmente o tutelare una parte di cultura che rischiava il dimenticatoio: è andata su Kazaa a scambiare Aerosmith, Green Day, e Guns N' Roses (*). Tutta musica che poteva andare a comperare in negozio o su Internet o scaricare dai siti legali. Il principio che ho spesso invocato anch'io, quello della pirateria a scopo di difesa della cultura dalle manipolazioni dei discocinematografici, qui non si applica.

(*) questa è la grafia corretta ufficiale del nome della band, in contrasto con le regole dello spelling inglese che vorrebbero la doppia elisione (da and a 'n'). Grazie ad Alessandro per la segnalazione.

Non può neanche dire che voleva avere una versione priva di lucchetti DRM di queste canzoni, perché i CD che le contengono sono senza DRM (o se l'hanno, è un DRM facilmente eludibile) e i siti legali le offrono anche in versione MP3 pulita, senza lucchetti.

Ma la faccenda non è così semplice. Come nota giustamente The Register, molta gente va su Internet, ed è disposta a pagare un abbonamento al proprio provider, proprio perché allettata dall'idea di scaricare film e musica a scrocco. Le pubblicità dei provider giocano spesso ambiguamente sull'attrattiva del file sharing indiscriminato: avete mai visto una réclame che dica "potrete scaricare musica e film" specificando "dai siti legalmente autorizzati"?

Anzi, si potrebbe dire che i maggiori profittatori della pirateria non sono gli utenti, ma i provider, che grazie all'attrattiva dello scaricamento a scrocco vendono più abbonamenti e intascano sempre, anche quando l'utente passa ore su eMule e alla fine si trova bloccato in coda senza riuscire a scaricare nulla (o scarica e alla fine si trova con una patacca). E i provider sanno benissimo a cosa servono i loro abbonamenti e allestiscono campagne di marketing di conseguenza. Suvvia, non ditemi che le offerte di ADSL da 20 megabit in download servono per sfogliare meglio la Wikipedia.

Ma i provider non sono stati toccati dal clamore e dall'indignazione che hanno accompagnato questa sentenza statunitense. Chiediamoci perché. Nel frattempo, ci sono alcune considerazioni tecniche sul caso Thomas che vale la pena di conoscere per sapere come regolarsi personalmente e che sono segnalate da Declan McCulloch di News.com.

Innanzi tutto, possiamo esaminare parte degli atti della causa. Veniamo a sapere che la RIAA è riuscita ad associare alla Thomas un nome utente e un indirizzo IP unico, cosa non sempre possibile con certe configurazioni di rete: a uno stesso indirizzo IP aziendale, per esempio, possono corrispondere molti utenti, per cui è difficile attribuire la colpa a una persona specifica.

La Thomas si è inoltre incastrata da sola usando lo stesso nick "tereastarr" sia su Kazaa, sia nel proprio indirizzo di e-mail su Hotmail. Questo ha reso insostenibile, agli occhi della giuria popolare, la difesa della Thomas, che sosteneva di poter essere stata vittima di uno spoofing dell'indirizzo IP (qualcuno avrebbe fatto finta di essere lei su Internet simulando di avere il suo stesso indirizzo IP).

Inoltre la Thomas è stata colta a mentire sulla data in cui ha cambiato il proprio disco rigido: lei diceva di averlo fatto nel 2004, ma in realtà l'ha fatto nel 2005, guarda caso un mese dopo aver ricevuto dalla RIAA un SMS di avviso. E' probabile che la giuria abbia interpretato questa falsa testimonianza e questa sostituzione come un tentativo della Thomas di coprire le proprie tracce.

C'è poi una parte giuridica importante: il giudice ha chiarito alla giuria che lo scaricamento non autorizzato di brani musicali è una violazione del diritto esclusivo di riproduzione e che mettere a disposizione di chiunque questi brani (in questo caso tramite un circuito P2P) è una violazione di un altro diritto esclusivo, quello di distribuzione, e costituisce violazione anche se non è stata dimostrata l'effettiva distribuzione.

Quest'ultima è la novità importante, che perlomeno nel sistema giuridico statunitense costituisce un precedente molto forte. Il solo fatto di mettere a disposizione è già una violazione: non occorre che qualcuno scarichi dal computer dell'accusato. E come nota McCullogh, non è il primo precedente in merito.

Ma nonostante tutto, questa sentenza rischia di essere un autogol per i discografici. Innanzi tutto ci sono i costi: difficilmente la Thomas riuscirà a pagare la multa, e le spese legali della RIAA per questa causa e le decine di migliaia di altre patteggiate, fallite o in corso, sono elevatissime. Secondo l'IFPI (International Federation of the Phonographic Industry), sono state intraprese 50.000 azioni legali in 18 paesi, con sanzioni medie di circa 2000 euro. E intanto negli USA l'industria del disco (intesa come disco fisico, non come download legale) è crollata da 15,3 miliardi di euro nel 2001 a 4,1 nel 2006.

E poi c'è l'entità delle sanzioni, che farà indignare anche molte persone che in linea di principio sono d'accordo sull'illegalità della pirateria. E' giusto che ci si possa trovare con la vita rovinata economicamente soltanto per aver scambiato sul P2P ventiquattro canzoni?

Non solo: poteva andare molto peggio. Secondo il Copyright Act statunitense, la giuria avrebbe potuto infliggere una sanzione variabile da un minimo di 750 dollari a più di 30.000 per ogni violazione (ossia per ogni canzone piratata), che possono salire a 150.000 dollari se si dimostra l'intenzionalità della violazione. In questo caso, la giuria ha scelto un importo di 9250 dollari a canzone, ma poteva arrivare a 3,6 milioni di dollari. Sempre per 24 canzoni, l'equivalente di due album.

Sarà un autogol per i discografici non solo perché si potrà giocare sentimentalmente sul cliché della giovane madre single spennata dagli avvoltoi del disco mentre Elton John o Robbie Williams incassano cifre da nababbi, ma anche perché c'è un fatto molto semplice che la RIAA involontariamente sottolinea.

Questo è il primissimo caso di sentenza inflitta da una giuria, e il numero di azioni legali conclusesi con ammende o risarcimenti è bassissimo. Il che significa che in quasi dieci anni di musica scambiata online (Napster è del 1999), miliardi di atti di pirateria sono rimasti impuniti. Tuttora, le probabilità di finire nelle maglie della giustizia del copyright sono minori di quelle di essere colpiti da un fulmine. Specialmente se si prendono delle precauzioni decenti e non si è sfrontati come lo è stata la Thomas (diamine, se proprio voleva scroccare i Green Day, poteva farsi prestare un CD da un amico o registrarli dalla radio o dalla TV: sarebbe stata imprendibile).

E per questo, nonostante lo spauracchio di multe salatissime, gli utenti se ne fregano di sentenze come queste, perché pensano (e non a torto) che tanto a loro non succederà. Secondo i dati del servizio di statistica BigChampagne, il numero di utenti P2P che scambiano materiale non liberamente distribuibile si è quasi triplicato dal 2003, quando la RIAA ha iniziato a prendere di mira i singoli utenti.

Nel frattempo, è già nata una colletta per Jammie, con tanto di sito e video Youtube, per finanziare quela che viene presentata come una lotta contro "le grandi case discografiche" che fanno "bullismo e intimidazione".

Fonti: The Register, News.com, News.com, Minnesota Public Radio, Yahoo.

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Star Trek: Bob Picardo a Bologna il 7/10

Il Dottore Olografico di Voyager si materializza domenica a Bologna


Domenica prossima (7 ottobre) arriva in Italia un attore di Star Trek: Robert Picardo, il medico olografico di Voyager. Chi segue la fantascienza e il fantasy lo ricorderà anche in altri ruoli memorabili, come il Cowboy di Salto nel Buio e come ospite ricorrente in Stargate: Atlantis e Stargate SG-1.

Ma bisogna essere veri fan sfegatati, o consultare l'IMDB, per ricordare altre chicche della carriera Picardo: sapevate che era la voce del robotassista Johnny in Atto di Forza (Total Recall) con Schwarzenegger e un agente in L'uomo che cadde sulla Terra con David Bowie? Che era in Legend, Explorers, L'ululato (The howling) e Small Soldiers? Me lo sono ritrovato (con molti più capelli) persino in Donne Amazzoni sulla Luna (imperdibile se vi piacciono le vere parodie dei film di fantascienza fatte con amore).

Se volete conoscerlo di persona, l'appuntamento è alle 15 presso il negozio specializzato Ultimo Avamposto, in via Boldrini 22. Prenotatevi, perché i posti sono soltanto 120. Tutti i dettagli, prezzi compresi, sono presso il sito del negozio. Io sarò lì in veste di traduttore e di Trekker.
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Il Grande Fratello nel taschino; spione o soccorritore?

Test di tracciamento via cellulare / Concerto dei Police



Oggi sono in giro con un cellulare dotato di GPS e di un software che trasmette periodicamente la posizione e la pubblica su Internet nel blog. Si tratta di un test informale per un software gratuito che verrà pubblicato a breve. Vediamo se mi segue fino a Torino al Delle Alpi...



Aggiornamento (2007/10/03 4:20)

Rientrati adesso al Maniero Digitale. Concerto strepitoso. Tracciamento interrotto causa batterie. Impossibile fotobloggare dallo stadio, congestione dati, mi sa che non ero il solo ad aver avuto l'idea. A dopo!

Aggiornamento (2007/10/03 8:15)

Ho sostituito l'IFRAME del tracciamento con una sua schermata catturata, visto che gli utenti Safari segnalavano problemi. Ci saranno prossimamente altri test più approfonditi. Intanto un paio di foto ricordo dal concerto: fatte col telefonino, abbiate pietà, non ho portato di meglio per restare leggero.

Un po' di gente in attesa.


Attesa premiata :-)


Non c'è che dire: assistere a un evento del genere, e alla partecipazione in massa del pubblico, non fa che confermare che l'era del disco come elemento chiave del meccanismo commerciale è finita o perlomeno è bene che finisca. La pirateria musicale ha il pregio di far capire, nel modo più efficace (all'altezza del portafogli) che gli artisti (o presunti tali) non possono più starsene comodi in studio a registrare con roba ipertecnologica che corregge i loro errori e fa sembrare un virtuoso qualunque personaggio di cartone confezionato dai discografici. Devono andar fuori a suonare, dal vivo, e mettersi in gioco, dimostrando il proprio talento (se ne hanno). Perché l'atmosfera di un concerto, l'ebbrezza di esserci, non si può duplicare e non si può piratare. E per queste emozioni la gente è disposta a pagare.
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Nuovo album Radiohead, il prezzo lo decide chi compra

Radiohead, download a offerta dal 10 ottobre



Non correte: per ora il nuovo album dei Radiohead, In Rainbows, non si può scaricare o comperare. Sono aperte le prevendite, e con una formula che sicuramente causerà incubi ai discografici che non sanno stare al passo con i tempi e la tecnologia.

L'intero album sarà infatti scaricabile a offerta dal sito apposito (decisamente psichedelico). Niente prezzo fisso: sono gli acquirenti a decidere quanto vale la musica della band. Ma si potrà scaricare soltanto la musica nuda e cruda, senza tutti quegli oggetti di contorno che fanno la gioia un po' feticista dei veri fan (ah, come mi manca il profumo del vinile dei dischi appena arrivati in radio...).

Chi vuole un oggetto fisico potrà acquistarlo dal 3 dicembre prossimo (o forse prima, secondo il sito) a 80 dollari, in cambio dei quali riceverà una confezione di lusso, con tanto di doppio album in vinile da 12 pollici più un CD "enhanced" e sette canzoni in più, foto, illustrazioni e testi confezionati in una custodia rigida.

Questo è il settimo album dei Radiohead ed è il primo senza l'appoggio di una casa discografica, dato che il loro contratto con la EMI è terminato nel 2003. Ed è una differenza importante. Ora che sono famosi e liberi dalle restrizioni di un contratto, possono mettere in pratica quello che molti artisti stanno cominciando a capire: il modello commerciale tradizionale dell'industria del disco non funziona. Le case discografiche e tutti gli altri componenti della filiera che porta il CD nei negozi (Fisco compreso) si mangiano una proporzione eccessiva del prezzo che paghiamo per i CD (e in molti casi anche per i download). Allora conviene mettersi in proprio e scavalcare questi intermediari, che grazie a Internet non hanno più ragione di esistere.

Ma al tempo stesso i Radiohead hanno capito che c'è una parte del loro "prodotto" che è per definizione protetto da un sistema anticopia pressoché invalicabile: la confezione. La musica si copia; il libretto, le foto, l'album in vinile no. O meglio, si possono copiare, ma a un costo talmente alto da rendere inutile l'impresa.

Invece di lucchettare le canzoni e scocciare gli utenti onesti, insomma, gli artisti hanno capito che conviene dare all'acquirente un oggetto che aggiunga valore alla musica. Sicuramente è più efficace che far causa ai fan.

Se questo modello commerciale ha successo, a che cosa serviranno i discografici?

Va chiarito che i Radiohead non sono i primi a proporre questa formula: siti come Magnatune, Jamendo o Quoteunquoterecords già seguono il principio che si può scaricare liberamente e si paga quel che si ritiene opportuno. Ma i Radiohead sono il primo nome di spicco a farlo, ed è questo che inquieta chi finora si è opposto al buon senso e ha cercato di mantenere un monopolio obsoleto credendo che si trattasse di un diritto immortale.
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Genio del crimine immortalato online dal PC rubato

Impagabile: il Mac rubato che pubblica la foto del suo nuovo "proprietario"



Ecco il link alla collezione di foto su Flickr scattate da un Mac rubato. Non si sa se la persona ritratta sia uno dei ladri che si sono introdotti negli uffici di un'azienda canadese, a Vancouver, o se è un ricettatore: sia come sia, il malcapitato tatuato non sapeva che il Mac era programmato per mandare su Flickr periodicamente una foto scattata con la telecamerina integrata, col risultato che il nuovo "padrone" è finito immortalato e le sue foto sono state viste oltre 210.000 volte, tanto che alla fine si è presentato a un posto di polizia di Victoria.

Incredibile, adesso i computer fanno tutto da soli, compreso identificare i criminali che li rubano.
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Radio: i temi di oggi

Disinformatico radio, e poi via dai Police



Ecco i temi della consueta diretta di oggi alle 11 sulla Rete Tre della RSI (ascoltabile anche in streaming e successivamente come podcast):
  • Lucchetti digitali in ritirata? Adesso anche Amazon offre musica scaricabile senza DRM.
  • I Radiohead rilanciano: il loro nuovo album è scaricabile, e il prezzo è a offerta.
  • Siete affezionati a XP e trovate Windows Vista sui nuovi PC? Niente paura, è diventato più facile tornare indietro.
  • Backup, questo sconosciuto: Francis Ford Coppola perde 15 anni di lavoro e di ricordi. E voi cosa rischiate?
  • A proposito di furti: un genio del crimine usa un Mac rubato, senza sapere che è programmato per mandare periodicamente online una foto di quanto gli sta davanti. Ladro compreso.

Stasera sarò a Torino al concerto dei Police; tenterò una fortunosa fotobloggata dallo stadio Delle Alpi, ma non garantisco niente. Se ci incrociamo, fatevi riconoscere!
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“Misteri da vendere” ora scaricabile

Video antibufala: un primo esperimento


L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.


Ci sono cose che risultano molto più facili da spiegare e da capire se viste in video. Produrre video antibufala, però, è un'operazione ben più impegnativa che scrivere un articolo di blog. Un conto è aprire una pagina di Blogger, scrivere un paragrafo di aggiornamento e salvare con un clic; un altro è girare nuovi filmati, metter mano a un programma di editing, e poi rigenerare il filmato e postarlo su Youtube. Vale la pena?

Avrei detto di no, ma sto cominciando a ricredermi. L'efficacia comunicativa di un filmato ripaga l'investimento di tempo necessario per produrlo: l'importante, però, è che le informazioni da comunicare siano preponderantemente visive (anche immagini statiche, ma comunque immagini). Fare un video per presentare informazioni testuali o astratte è mostruosamente inefficiente.

I frutti del mio primo esperimento in materia sono a vostra disposizione per lo scaricamento e la libera distribuzione: sono gli spezzoni già trasmessi da Matrix del mio video-documentario di sbufalamento undicisettembrino 11/9: Misteri da vendere. Si tratta di versioni leggermente ripulite e aggiornate rispetto a quelle trasmesse (è un esperimento, sto ancora imparando).

I video sono disponibili in due versioni, entrambe in formato MPEG4: una a risoluzione normale (640 x 480) e una a risoluzione ridotta (320x240). La versione a risoluzione ridotta è molto più leggera da scaricare ed è compatibile con i player video di molti telefonini, per cui è pratica da portare in giro per mostrare a chiunque sia interessato.

Tutti i video sono liberamente distribuibili e duplicabili gratuitamente secondo licenza Creative Commons.

Il link dal quale scaricare questi video e i loro successivi aggiornamenti ed ampliamenti è questo, che porta ad Archive.org, dove sono ospitati fisicamente i file.

Se l'esperimento vi piace, approfondirò questa forma di comunicazione, per esempio per le demo di installazione di Linux e/o per il mio non-libro Da Windows a Mac. Ho già investito nell'acquisto di Final Cut Express (questi video li ho fatti con iMovie e qualche programma accessorio) e ho scoperto che il montaggio video è per me una droga, quindi non dite che non vi ho avvisato. Se i miei video sono peggio dei filmini delle vacanze degli amici, avvisatemi, così non perderò altro tempo a rifinire il mio discorso di ringraziamento per la serata degli Oscar.

Aggiornamento


Non mi aspettavo così tanto interesse: il server è intasato e ho dovuto rimuovere temporaneamente i link e i file. Ora ho ripristinato il tutto appoggiandomi su Archive.org, dove i file sono raggiungibili tramite questo link.

Aggiornamento (2007/10/12)


La versione corrente dei video è scaricabile anche presso Esperia.com (che ringrazio, insieme a Stefano Quintarelli, per la disponibilità) in formato WMV (320x240):