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Un astronauta lunare a Martigny oggi alle 14

L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2012/09/30.

Oggi pomeriggio (sabato) alle 14 l'astronauta lunare Charlie Duke sarà a Martigny, in Svizzera, insieme all'astronauta Shuttle Claude Nicollier e al fisico Johannes Geiss, che coordinò l'esperimento del vento solare sulla Luna durante la missione Apollo 11. E ci sarà anche una copia in scala 1:1 della capsula Apollo, insieme ad altri oggetti storici delle missioni spaziali, in una mostra davvero notevole. Se volete i dettagli, seguite questo link.

Sì, ci vado e spero di fare due chiacchiere con gli ospiti. Se avete domande, tweetatemele presso @disinformatico.


Aggiornamento


Ecco un paio di foto di quello che potete vedere, ancora per qualche giorno, a Martigny.


Ai piedi di una ricostruzione in scala 1:1 del modulo lunarecon Luigi Pizzimenti. Credit: Rodri Van Click


La ricostruzione in scala 1:1 del modulo di comando di Apollo 16 realizzata dal team di FOAM13 e Luigi Pizzimenti. Credit: Lisa Attivissimo


I campioni di roccia lunare donati alla Svizzera dagli astronauti di Apollo 11. Credit: Paolo Attivissimo.


Scorcio della ricostruzione in scala 1:1 dell'internodel modulo lunare. Credit: Lisa Attivissimo.

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14 anni di Google; e se si fosse chiamato BackRub?

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente il 2012/09/28 sul sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non è più disponibile. Viene ripubblicato qui per mantenerlo a disposizione per la consultazione.

Ieri, 27 settembre, Google ha compiuto quattordici anni. I festeggiamenti ufficiali sono stati decisamente modesti: un Google Doodle (il disegno sulla pagina iniziale di Google) costituito da una torta con quattordici candeline e nient'altro.

La storia di Internet avrebbe potuto prendere una piega drasticamente differente se nel 1996 due studenti di Stanford, Larry Page e Sergey Brin, incontratisi per caso l'anno precedente, non avessero lanciato un progetto di un motore di ricerca, che avevano chiamato inizialmente BackRub (“massaggio alla schiena”) perché usava i backlink (link a ritroso) per valutare l'importanza e la rilevanza di una pagina. Una copia di BackRub è archiviata presso Archive.org. Poi, nel 1997, arrivò il nome Google, nato da una grafia storpiata di “googol”, termine che indica il numero composto da 1 seguito da cento zeri, a indicare la grande quantità di informazioni che il motore avrebbe fornito.

Google nacque grazie al capitale di rischio offerto da Andy Bechtolsheim, uno dei fondatori della Sun Microsystems, e inizialmente girava sul sito dell'università di Stanford, presso google.stanford.edu e z.stanford.edu. Se volete vedere il primo server ufficiale di Google, ce n'è una foto qui, e una delle prime versioni della sua pagina iniziale è archiviata su Wikipedia. Spiccava già il “mi sento fortunato” e c'era un punto esclamativo nel nome che poi verrà abbandonato.

Ma come si cercavano le informazioni su Internet prima di Google? C'erano Archie e Gopher, che però elencavano solo i nomi di tutti i file pubblicamente accessibili su Internet, senza indicizzarne il contenuto come fanno Google e gli altri motori di ricerca moderni: la ricerca all'interno dei testi era impraticabile. La soluzione era il “motore di ricerca umano”: si chiedeva agli internauti esperti dove trovare una specifica informazione. Uno dei primi servizi a indicizzare in modo moderno la piccola Internet del 1994 fu WebCrawler, seguito da Lycos: poi esplosero Excite, Infoseek, Northern Light e AltaVista, mentre Yahoo! usava un approccio differente: catalogava i siti per categorie. Il dominio di Google iniziò intorno al 2000. E il resto è storia: la cronologia ufficiale di Google è sul sito dell'azienda.
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Il gradino più alto del mondo: lanciarsi col paracadute da 36 chilometri

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “pillon*”.

Quello che vedete qui accanto non è un astronauta della Stazione Spaziale Internazionale, nonostante le apparenze. È un paracadutista, Felix Baumgartner, poco prima di lanciarsi da quasi 22 chilometri di quota. Così in alto che il cielo è nero e gli aerei di linea volano sotto di lui e sono piccoli e lontani come lo sono per noi da terra.

Questo salto di Baumgartner, avvenuto il 15 marzo scorso, è solo un assaggio. A luglio scorso il paracadutista ha sfiorato i 30 chilometri di quota. Ma il suo obiettivo è salire, con il suo immenso pallone aerostatico Red Bull Stratos e in una capsula pressurizzata, fino a 36 chilometri (120.000 piedi) e lanciarsi nel vuoto – o meglio, nella tenue atmosfera residua che c'è a quella quota.

Precipiterà per circa cinque minuti e mezzo, superando il muro del suono, e aprirà il paracadute a 1500 metri da terra.

Lo scopo è battere il record del capitano USAF Joe Kittinger, che con attrezzature assai meno sofisticate si lanciò da 31 chilometri di quota nel 1960. Di quel record esiste una ripresa a colori affascinante, che però verrà superata, almeno in termini di spettacolarità e dettaglio, dalle telecamere in alta definizione che accompagneranno Baumgartner nel suo viaggio verticale.

Il tentativo è stato fissato per l'8 ottobre prossimo, sopra il deserto del New Mexico. Questo è un video che anticipa lo svolgimento dell'impresa:



Va sottolineato che Baumgartner non sarà nello spazio, che formalmente inizia ben più in alto (100 km secondo la FAI, 80 km secondo i criteri americani per essere dichiarati astronauti), e non sarà in assenza di peso ma pienamente sotto l'effetto della gravità, per cui nonostante la tuta speciale non potrà essere considerato un astronauta. Ma la vista dev'essere comunque straordinaria. Io mi accontenterei.
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Luna marziana

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “axa69”.

Credit: NASA/JPL-Caltech/Malin Space Science Systems
Cinque giorni fa, il 21 settembre scorso, Curiosity ha scattato questa foto di Phobos, una delle lune di Marte, dalla superficie del pianeta rosso, durante il giorno locale. L'originale è qui.

Quando vedo foto come questa non riesco a trattenere la mia meraviglia di fronte al lavoro e al talento che c'è dietro quest'immagine un po' sgranata ma magica. La stessa specie umana che passa gran parte del proprio tempo a massacrarsi con morboso entusiasmo è capace di mandare su Marte un robot e calcolare esattamente a che ora e in che direzione fargli puntare la fotocamera per catturare la fioca immagine di un asteroide butterato che solca il cielo di un altro mondo. Affascinante.
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Supercometa in arrivo? Troppo presto per dirlo

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “giffas”.

Stanno cominciando a circolare notizie (Ogginotizie.it) riguardanti una cometa che sarà visibile a occhio nudo a fine novembre 2013: è la C/2012 S1 (ISON), ma non è affatto certo che sarà luminosissima e addirittura visibile di giorno come suggeriscono alcuni articoli, anche se è ragionevole sperare che lo spettacolo sarà notevole.

Non c'è alcun pericolo di collisione con il nostro pianeta: l'orbita della cometa è nota con precisione più che sufficiente. Maggiori dettagli sono presso il blog dell'Associazione friulana di astronomia e meteorologia, il Minor Planet Center, Astronomy.com, NBC, Planetary Society
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Disinformatico radio, podcast del 2012/09/21

È disponibile temporaneamente sul sito della Rete Tre della RSI il podcast della scorsa puntata del Disinformatico radiofonico. Ecco i temi e i rispettivi articoli di supporto:

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Facebook, bug rivela messaggi privati?

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “alessandro.re*” e “gpaleari”. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2012/09/26.

“Un bug su Facebook rende pubblici i messaggi privati dal 2007 al 2009”, titola Linkiesta, e parte il panico, alimentato dalla ripetizione della notizia da parte di Repubblica. La fonte di Linkiesta è un post di un blog di Le Monde. Techcrunch sembra aver confermato il problema; tuttavia Facebook ha smentito alla BBC dicendo che i messaggi in questione sono “vecchi post in bacheca che erano sempre stati visibili sulle pagine di profilo degli utenti”.

L'ideale sarebbe avere una descrizione tecnica esatta del problema e soprattutto una verifica sperimentale certa, che però finora non mi sembra che sia disponibile. I miei profili Facebook di test non mostrano nulla che corrisponda alla descrizione del problema, ma potrebbe essere semplicemente una conseguenza del fatto che nessuno aveva postato messaggi sui miei profili in quel periodo.

Pubblicherò maggiori dettagli man mano che emergeranno. Nel frattempo vale la solita regola: se avete qualcosa che volete tenere privato, non mettetelo su un social network.


21:30. Facebook ha chiarito a Techcrunch la propria interpretazione delle segnalazioni degli utenti: “Gran parte della confusione è dovuta al fatto che prima del 2009 non c'erano i 'mi piace' e non c'erano i commenti sui post messi in bacheca. La gente comunicava scambiando post in bacheca invece di creare una conversazione [nei commenti di un singolo post in bacheca]”. Facebook dice di aver controllato le segnalazioni e di non averne confermata neanche una.


2012/09/26. Punto Informatico e CNet parlano della faccenda: “Le prove in redazione hanno tuttavia dimostrato che sarebbero semplicemente i messaggi degli amici effettivamente postati in bacheca a essere mostrati”, scrive PI, segnalando una convocazione dei responsabili di Facebook da parte del governo francese. CNet spiega che i vecchi messaggi in bacheca sono stati radunati da Facebook in una casella etichettata Friends.
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Stasera Cena Cosmonautica a Rozzano

Stasera alle 19.30 sarò ospite degli amici di Scientificast presso il ristorante Cinque Giardini Cinque Gradini a Rozzano (Milano) per una cena/conferenza cosmonautica. Fra una portata e l'altra racconterò e mostrerò l'avventura dell'esplorazione spaziale con immagini, reperti e documenti poco conosciuti e tanti aneddoti da dietro le quinte delle missioni Apollo e non solo.

Porterò anche l'ultima edizione del mio documentario Moonscape e un po' di copie del mio libro Luna? Sì, ci siamo andati! insieme a documenti, oggetti e reperti d'epoca. Tutti i dettagli sono sul sito di Scientificast.
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Il Corriere colto a violare il copyright: due pesi, due misure

L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Internet è il covo dei pirati; i giornali sono santi, puri e casti, ligi alle leggi e alle regole. Mai e poi mai i Ggiornalisti si abbasserebbero a violare il diritto d'autore, come fanno invece quei pezzenti dei blogger. Nooo. I Ggiornali ospitano strali delle varie case discografiche e cinematografiche che piangono perché Internet ha rubato loro foto, film e musica. Lo chiamano proprio così: rubare (c'è persino lo spot apposito, fatto – sublime ipocrisia – con musica di un artista olandese, usata senza il suo permesso). Internet, sei brutta e cattiva: vai dietro la lavagna.

Poi capita di aprire un quotidiano e scoprire perle come questa, a pagina 18 del Corriere di oggi (grazie a Luigi per la segnalazione e lo screenshot):


La mappa è stata “rubata” (il termine è quello che usano i discocinematografici) al suo autore, Vincenzo Cosenza, che l'ha pubblicata qui nel proprio sito:

Stessa idea, stessa scelta di colori (non sempre legata al colore del social network, come nel caso di Cloob e Qzone). Il Corriere non indica la fonte dalla quale ha prelevato i dati e non indica come li ha elaborati: Vincenzo sì, e contesta la copiatura, segnalando che non è la prima volta.

Ho chiesto a Vincenzo se per caso il Corriere aveva il suo permesso di pubblicazione. Mi ha detto di no. In altre parole, il Corriere ha violato il diritto d'autore. Forza, SIAE e altri numi tutelari, così pronti a intervenire e rovinar famiglie quando la violazione la commette un privato cittadino: fate vedere che le leggi valgono per tutti, anche per la redazione del Corriere, e fate notare che il Ggiornalismo copia e ruba. Fate risarcire Vincenzo per la violazione dei suoi diritti (il diritto d'autore è un diritto automatico), esattamente come chiedete a chi scarica o imita una canzone di risarcire il suo autore. Le regole son regole, giusto?

Altrimenti tutti i vostri discorsi sul diritto d'autore sono aria fritta; le prediche, quando vengono da un pulpito che razzola male, fanno solo scappare i fedeli. La chiesa è già quasi vuota. Vedete voi.

Aggiornamento (15:40): su Twitter sono comparse le scuse di Daniele Manca del Corriere: “@vincos @elvira_serra Ciao! Scusa per l'uso del grafico! Vorrei far mettere una precisaZione come posso scrivere come credito? scusa ancora”.
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Il CICAP si dà all’alcol: esperimento su vino e fasi lunari il 23/9 a Milano [UPD 2012/09/21]

L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Ogni scusa è buona per bere un buon bicchiere di vino, e questa è davvero originale: il CICAP Lombardia svolgerà un piccolo esperimento eno-scientifico in doppio cieco, con vini prodotti per l'occasione, per vedere se davvero le fasi lunari influenzano la produzione del vino.

Se vi va di partecipare, l'appuntamento è domenica 23 settembre alle 16 18 a Milano, al Ristorante JPEG. I dettagli su come procedere sono disponibili qui. L'esperimento inizia alle 16 e l'evento si apre al pubblico alle 18.

Cito dall'annuncio degli organizzatori: “Sono stati preparati 40 litri di vino, divisi in quattro gruppi, per ciascuno dei quali è stata seguita in maniera rigorosa la preparazione seguendo le quattro principali fasi lunari. Sono state condotte delle analisi chimiche e il prossimo 23 settembre, in un evento pubblico, i vini verranno sottoposti ad assaggiatori professionisti ed esperti del settore. La valutazione sarà condotta come un esperimento scientifico "in doppio cieco", in cui nessuno dei presenti saprà, fino alla fine, quale vino viene assaggiato.”

Se siete enologi o soci CICAP, potrete partecipare direttamente agli assaggi; per tutti ci sarà una degustazione di vini, compresi quelli usati per l'esperimento. Al termine verranno resi noti gli esiti delle analisi chimiche e i risultati preliminari del test. Io non ci potrò essere, ma brindate come se ci fossi!

Aggiornamento (2012/09/21): Serata confermata ma esperimento rinviato. Il CICAP Lombardia ha annunciato stanotte un cambiamento di programma: “Il CICAP Lombardia annuncia, con suo vivo rammarico, che per cause estranee alla propria volontà (l'improvvisa indisponibilità della maggior parte degli esperti contattati e inizialmente resisi disponibili) l'esperimento di valutazione di vino previsto per domenica 23 settembre alle ore 16 deve essere rimandato. Rimane confermata invece la serata conviviale e di assaggio per tutti gli interessati, che ricordiamo si svolgerà presso il Bar Ristorante JPEG in corso Italia 22 a Milano a partire dalle ore 18.”
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Postare un avviso salvaprivacy su Facebook non protegge da nessuno

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “baba.babe*”. Ultimo aggiornamento: 2015/09/08 11:55.

Numerosi lettori mi hanno segnalato che su Facebook sta spopolando questo messaggio di stato che dovrebbe, secondo qualche strana logica, proteggere contro le violazioni della privacy.

Qualsiasi persona o ente o agente o agenzia di qualsiasi governo, struttura governativa o privata, utilizzando o il monitoraggio di questo sito o qualsiasi dei suoi siti associati, non ha il mio permesso di utilizzare informazioni sul mio profilo, o qualsiasi parte del suo contenuto compaia nel presente, compreso ma non limitato alle mie foto, o commenti sulle mie foto o qualsiasi altra «immagine» pubblicata nel mio profilo o diario.

Sono informato che a tali strutture è strettamente proibito divulgare, copiare, distribuire, diffondere o raccogliere informazioni o intraprendere qualsiasi altra azione riguardante o contro di me tramite questo profilo e il contenuto dello stesso. Divieti precedenti si applicano anche ai dipendenti, stagisti, agenti o qualsiasi personale sotto la direzione o il controllo di dette entità. Il contenuto di questo profilo è privato e le informazioni in esso contenute sono riservate al circolo di persone alle quali esso è destinato. La violazione della mia privacy è punita dalla legge. UCC - 1 - 308 - 1-103.

Facebook è ora un'entità quotata in borsa. Tutti sono incoraggiati a pubblicare un bando come questo, o se preferite, è possibile copiare e incollare questa versione. Non pubblicare tale dichiarazione almeno una volta, indirettamente permette l'uso di oggetti quali immagini e informazioni nei vostri aggiornamenti di stato pubblici.

Questa è una variante:

AVVISO PRIVACY: Warning - qualsiasi persona e / o istituzione e / o di agente e / o l'agenzia di qualsiasi struttura governativa, compreso ma non limitato ai governi federali e provinciali del Canada, Stati Uniti o qualsiasi paese che tenta di utilizzare o controllare / user questo sito web o uno dei suoi siti affiliati, non hanno il permesso di usare una delle mie informazioni di profilo o di qualsiasi documento contenuto, compreso ma non limitato le mie foto e / o commenti sulle mie foto o qualsiasi altra "immagine" di arte pubblicato sul mio profilo. Si consiglia di non divulgare, copiare, distribuire, diffondere, o prendere qualsiasi altra azione contro di me per quanto riguarda questo profilo e il suo contenuto. I divieti sopra riportati sono validi ai vostri dipendenti, agenti, studenti o qualunque membro del personale sotto la sua direzione o di controllo. Il contenuto di questo profilo è privato e protetto dalla legge e informazioni riservate, e la violazione della mia privacy è punibile dalla legge. UCC 1-103 1-308 TUTTI I DIRITTI RISERVATI senza pregiudizi.

Un'altra versione, segnalatami da un lettore nel 2015:

AVVISO
A causa del fatto che Facebook ha scelto di includere un software che permette il furto di informazioni personali, dichiaro quanto segue: oggi, giorno 06 Settembre 2015, in risposta alle nuove linee guida di Facebook e articoli l. 111, 112 e 113 del Codice della proprietà intellettuale, dichiaro che, i miei diritti sono associati a tutte le mie informazioni personali, dipinti, disegni, fotografie, testi, ecc... postati sul mio profilo.
Per l'uso commerciale di quanto sopra, è necessario il mio consenso per iscritto in qualsiasi momento.
Chi legge questo testo può copiarlo e incollarlo nella propria bacheca di Facebook. Ciò consentirà di porsi sotto la protezione del diritto d'autore. Informo Facebook, che è severamente vietato divulgare, copiare, distribuire, diffondere o fare qualsiasi altra azione contro il sottoscritto, sulla base di questo profilo e / o dei suoi contenuti. Le misure di cui sopra si applicano anche ai dipendenti, studenti, agenti e / o dipendenti, sotto la direzione di Facebook. Le informazioni riservate sono incluse nel contenuto del profilo. La violazione della mia privacy è punibile dalla legge (UCC 1 1 1 1-308-308-308-103 e Lo Statuto di Roma).

Premesso che richiedere la privacy dei dati pubblicati in un social network è un po' come chiamarsi Kate Middleton e lamentarsi se pubblicano le tue foto in topless all'aperto, affiggere questo genere di clausola burocratica non fornisce alcuna protezione legale reale ed è quindi perfettamente inutile pubblicarla.

Come ben spiegato da Snopes.com, chi si iscrive a Facebook sottoscrive infatti un contratto vincolante, che non può essere alterato unilateralmente, né da Facebook, né dall'utente iscritto, senza il consenso di entrambi. Queste condizioni di contratto prevedono che “l'utente concede a Facebook una licenza non esclusiva, trasferibile, che può essere concessa come sottolicenza, libera da royalty e valida in tutto il mondo, per l'utilizzo di qualsiasi Contenuto IP pubblicato su Facebook o in connessione con Facebook ("Licenza IP"). La Licenza IP termina nel momento in cui l'utente elimina il suo account o i Contenuti IP presenti sul suo account, a meno che tali contenuti non siano stati condivisi con terzi e che questi non li abbiano eliminati.”

Inoltre pubblicare una clausola come questa non limita in alcun modo i poteri legali di terzi, compresi quindi quelli dei governi citati. Tanto vale nascondersi dietro una lastra di vetro e pensare che chiudendo gli occhi si diventi invisibili.
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Disinformatico radio, podcast del 2012/09/14

È disponibile temporaneamente sul sito della Rete Tre della RSI il podcast della scorsa puntata del Disinformatico radiofonico. Ecco i temi e i rispettivi articoli di supporto:

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L’ultimo uomo sulla Luna saluta il primo

L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Ieri si è tenuta presso la Washington National Cathedral la cerimonia pubblica per celebrare la vita di Neil Armstrong, morto il 25 agosto scorso.

La cattedrale è legata alle missioni lunari per molte ragioni, una delle quali è mostrata nella foto qui accanto (originale ad alta risoluzione qui): il puntino al centro della finestra è una roccia lunare, donata dagli astronauti dell'Apollo 11 (Armstrong, Aldrin e Collins) cinque anni dopo la loro missione.

La registrazione della cerimonia è visibile integralmente qui su C-SPAN; qui sotto potete seguire il ricordo di Neil – letto a fatica, per l'affetto e il dolore – dall'astronauta Gene Cernan, l'ultimo uomo sulla Luna.

Ho registrato e trascritto a mano quello che reputo uno dei più sinceri e sentiti discorsi di commiato che io abbia mai sentito. Ho preparato anche la traduzione in italiano: se vi piace, datemi una mano guardando il video dello sponsor che trovate dopo la trascrizione inglese.*

*aggiornamento (2012/09/24): Grazie! La campagna dello sponsor ora è terminata e ho quindi rimosso il video.



How does one adequately express his feelings about a special friend, when that friend is also a world icon, a national hero of unimaginable proportion, and a legend whose name will live in history long after all here today have been forgotten? A friend whose commitment and dedication to that in which he believed was absolute? A man who, when he became your friend, was a friend for a lifetime? I'm not sure this is possible, but I will try.

Neil Armstrong grew up on a farm in Middle America and as a young boy, like most kids, he had a paper route, he cut lawns, he shoveled snow, and his fascination for model airplanes gave birth to a dream. A dream of becoming an aeronautical engineer. Neil had his first taste of flight when he was but six years old, and from that day forward he never looked back. Although he always wanted to design and redesign airplanes to make them do what they weren't supposed to do, once he had tasted flight, Neil's eyes turned skyward, and it was there that he always longed to be. Little did Neil ever realize that his dream, his longing to soar with the eagles, would someday give him the opportunity to be the first human being to go where no one had gone before.

Neil Armstrong was a sincerely humble man, of impeccable integrity, who reluctantly accepted his role as the first human being to walk on another world. And when he did he became a testament – a testament to all Americans of what can be achieved through vision and dedication. But in Neil's mind it was never about Neil. It was about you. Your mothers and fathers, your grandparents. About those of a generation ago who gave Neil the opportunity to call the Moon his home. But never ever was it about Neil. Neil considered that he was just the tip of the arrow, always giving way to some 400,000 equally committed and dedicated Americans – Americans who were the strength behind the bow – and always giving credit to those who just didn't know it couldn't be done.

And therein lies the strength and the character of Neil Armstrong. He knew who he was and he understood the immensity of what he had done, yet Neil was always willing to give of himself. When Neil, Jim Lovell and I had the opportunity to visit the troops in Iraq and Afghanistan, on three separate occasions, meeting them in shower halls, control centers, yes even armored carriers and helicopters, those enthusiastic young men and women, yet to be born when Neil walked on the Moon, were mesmerized by his presence. In a typical Neil fashion, he would always walk in, introduce himself – as if they didn't know who he was – shake each and every hand, and he'd always give them, “Hey, how are you guys doing?” Asked one overwhelmed, inquisitive Marine, “Mr. Armstrong, why are you here?” Neil's thoughtful and sincerely honest reply was, “Because you are here.” Neil was special to these young kids – and to a few old ones as well.

Although deeply proud to be a naval aviator, as a civilian at the time he flew, Neil never received his astronaut wings – it was a tradition of those in the military. It was on the USS Eisenhower, back in 2010, on our way to Afghanistan, that Neil finally did receive the tribute that he deserved. His visibly moved response said it all, and I quote: “I've never been more proud than when I earned my Navy wings of gold.” And I've got to believe that there's a few Golden Eagles in the audience who will second those words.

Trying to get into Neil's inner self was always a challenge for almost anyone – maybe everyone. Asked one day by a stranger, “Mr. Armstrong, how did you feel when looking for a place to land on the Moon with only 15 seconds of fuel remaining?” In only the way Neil could – and I know some of you have seen him this way – he'd put a thumb on an index finger, he'd tilt his head and sort of put his hand down there and he'd say “Well, when the gauge says empty, we all know there's a gallon or two left in the tank!” Now there is a man who has always been in control of his own destiny. And that, ladies and gentlemen, is vintage Neil Armstrong.

Fate looked down kindly on us when she chose Neil to be the first to venture to another world and to have the opportunity to look back from space at the beauty of our own. It could have been another, but it wasn't. And it wasn't for a reason. No one, no one, but no one could have accepted the responsibility of his remarkable accomplishment with more dignity and more grace than Neil Armstrong. He embodied all that is good and all that is great about America.

Neil, wherever you are up there, almost a half century later you have now shown once again the pathway to the stars. It's now for you a new beginning, but for us, I will promise you it is not the end. And as you soar through the heavens beyond where even eagles dare to go, you can now finally put out your hand and touch the face of God.

Farewell, my friend. You have left us far too soon. But we want you to know we do cherish the time we have had and shared together.

God bless you, Neil.”

Traduzione italiana


Come si possono esprimere adeguatamente i propri sentimenti per un amico speciale, quando quell'amico è anche un'icona mondiale, un eroe nazionale di dimensioni inimmaginabili, e una leggenda il cui nome vivrà nella storia molto dopo che tutti coloro che oggi sono qui saranno stati dimenticati? Un uomo che, quando diventava tuo amico, era un amico per tutta la vita? Non sono sicuro che sia possibile, ma ci proverò.

Neil Armstrong crebbe in una fattoria nel Midwest d'America e da ragazzino, come la maggior parte dei ragazzi, consegnava i giornali, tosava i prati e spalava la neve, e il fascino che avevano su di lui i modelli d'aereo fece nascere un sogno. Il sogno di diventare un ingegnere aeronautico. Neil ebbe il primo assaggio del volo quando aveva soltanto sei anni, e da quel giorno in poi non si guardò mai indietro. Anche se aveva sempre desiderato progettare e riprogettare aerei per far fare loro quello che non dovevano poter fare, una volta provato il volo, gli occhi di Neil si rivolsero al cielo, ed era lì che desiderava sempre essere. Mai avrebbe immaginato che il suo sogno, il suo anelito di veleggiare con le aquile, un giorno gli avrebbe dato la possibilità di essere il primo essere umano ad andare là dove nessuno era mai giunto prima.


Neil Armstrong era un uomo sinceramente umile, dall'integrità impeccabile, che accettò con riluttanza il proprio ruolo come primo essere umano a camminare su un altro mondo. E quando lo fece divenne un'attestazione vivente – un'attestazione per tutti gli americani di ciò che si può ottenere tramite la visione e la dedizione. Ma per Neil non era lui il protagonista. Eravate voi. Le vostre madri e i vostri padri, i vostri nonni. Quelli di una generazione fa, che diedero a Neil la possibilità di chiamare casa propria la luna. Ma mai, mai Neil si considerò centrale. Neil si vedeva semplicemente come la punta della freccia, sempre pronto a cedere il riconoscimento a ben 400.000 americani altrettanto impegnati e risoluti – gli americani che erano la forza dietro l'arco – e a dare sempre riconoscimento a coloro che semplicemente non sapevano che quello che dovevano fare era impossibile.


E in questo stanno la forza e il carattere di Neil Armstrong. Sapeva chi era, e capiva l'immensità di ciò che aveva fatto, eppure Neil era sempre disponibile a offrirsi. Quando Neil, Jim Lovell ed io avemmo modo di far visita alle truppe in Iraq e Afghanistan, in tre diverse occasioni, incontrandole nelle docce, nei centri di controllo, persino nei blindati e sugli elicotteri, quei giovani uomini e quelle giovani donne, tracimanti d'entusiasmo, non ancora al mondo quando Neil camminò sulla luna, erano incantati dalla sua presenza. Nella sua maniera così tipica, Neil entrava in una sala, si presentava – come se loro non sapessero chi fosse – stringeva la mano a tutti, uno per uno, e chiedeva sempre “Ehi, come va?”. Un Marine, curioso e travolto dall'emozione, gli chiese: “Signor Armstrong, perché lei è qui?” La risposta meditata e sinceramente onesta di Neil fu “Perché
voi siete qui”. Neil era speciale per quei giovani – e anche per alcuni dei meno giovani.

Sebbene fosse profondamente orgoglioso di essere un pilota della marina, essendo un civile all'epoca del suo volo, Neil non ricevette mai le ali d'astronauta: erano una tradizione dei militari. Fu sulla USS Eisenhower, nel 2010, mentre andavamo in Afghanistan, che finalmente Neil ricevette il tributo che si meritava. La sua risposta, visibilmente commossa, fu eloquentissima. Cito: “Non sono mai stato più orgoglioso di quando mi sono guadagnato le mie ali d'oro in Marina”. E devo pensare che ci sono alcune aquile d'oro fra il pubblico che concorderanno con queste parole.


Cercare di entrare nell'intimo di Neil era sempre una sfida per quasi tutti – forse per tutti. Un giorno uno sconosciuto gli chiese: “Signor Armstrong, cosa provò quando stava cercando un posto per atterrare sulla luna, con soli quindici secondi di carburante rimasti?” Nella maniera che solo Neil poteva usare – e so che alcuni di voi gliel'hanno visto fare – univa il pollice e l'indice, chinava la testa di lato, appoggiava la mano sul volto e diceva “Be', quando l'indicatore segna vuoto, sappiamo tutti che nel serbatoio ci sono ancora un paio di litri!”. Ecco, questo è un uomo che è sempre stato padrone del proprio destino. E questo, signore e signori, è il classico Neil Armstrong.


Il destino ci è stato generoso quando ha scelto Neil come primo ad avventurarsi su un altro mondo e ad avere la possibilità di volgersi indietro, dallo spazio, verso la bellezza del nostro mondo. Sarebbe potuto essere qualcun altro, ma non lo fu, e per una buona ragione. Nessuno, nessuno, ma proprio nessuno avrebbe potuto accettare la responsabilità del suo risultato straordinario con più dignità e grazia di Neil Armstrong. Lui rappresentava tutto quello che c'è di buono e di grande dell'America.


Neil, dovunque tu sia lassù, quasi mezzo secolo dopo ci stai mostrando ancora una volta la via verso le stelle. Per te, ora, c'è un nuovo inizio; ma per noi, te lo prometto, non è la fine. E mentre veleggi nei cieli oltre dove osano le aquile, puoi finalmente tendere la mano e toccare il volto di Dio.


Addio, amico mio. Ci hai lasciato troppo presto. Ma vogliamo farti sapere che serbiamo come un tesoro il tempo che abbiamo speso e condiviso insieme. 


Dio ti benedica, Neil.
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Promemoria: attore di Star Trek a Lugano il 19, cena spaziale il 22 a Milano

Mercoledì 19 settembre alle 20:30 saranno a Lugano John Billingsley (il dottor Phlox di Star Trek: Enterprise, e ospite di Stargate e molte altre serie TV) e sua moglie Bonita Friedericy (il generale Beckman di Chuck) per una Cena dei Disinformatici. Le iscrizioni sono formalmente chiuse, ma ho ancora un paio di posti disponibili. Se vi interessa, prenotatevi qui per cena, foto con gli attori e autografo.

Sabato 22 settembre sarò invece ospite degli amici di Scientificast presso il ristorante Cinque Gradini a Rozzano (Milano), alle 19.30, per una cena/conferenza cosmonautica che ripercorrerà l'avventura dell'esplorazione spaziale con immagini, reperti e documenti poco conosciuti e tanti aneddoti da dietro le quinte delle missioni Apollo e non solo. Porterò l'ultima edizione del mio documentario Moonscape. Tempo permettendo, saluteremo Neil Armstrong facendo l'occhiolino alla "sua" Luna: la serata fa infatti parte dell'Observe the Moon Night, evento culturale internazionale dedicato alla promozione della scienza e delle meraviglie del cielo. Tutti i dettagli sono sul sito di Scientificast.
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Disinformatico radio, podcast del 2012/09/07

È disponibile temporaneamente sul sito della Rete Tre della RSI il podcast della scorsa puntata del Disinformatico radiofonico. Ecco i temi e i rispettivi articoli di supporto:

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Non trovi un oggetto? Fabbricalo con una stampante 3D

Qui accanto c'è la foto di un obiettivo Zeiss Biogon 60mm standard, molto simile a quello usato durante le missioni Apollo per scattare le straordinarie foto degli astronauti sulla Luna.

Ho un corpo macchina Hasselblad, che uso per mostrare le apparecchiature e le tecniche di ripresa usate sulla Luna nelle mie conferenze, ma è senza obiettivo perché il costo di un gruppo ottico del genere è assolutamente proibitivo.

Soluzione: fabbricarlo in 3D come sagoma d'ingombro, per far vedere almeno che aspetto aveva una fotocamera lunare. Se vi interessa la storia di come un tweet e un linuxiano gentilissimo e volenteroso mi ha risolto il problema, trovate tutti i dettagli e le foto del risultato finale in questo articolo del blog Complotti lunari.

Ora le mie dimostrazioni saranno più fedeli e chiare: grazie, Marco!

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Per Giove!!!


C'è chi passa il tempo postando su Facebook quello che ha mangiato per pranzo e chi invece tiene un telescopio amatoriale puntato su Giove, così è pronto a registrare quando qualcosa produce sul pianeta un lampo di luce talmente potente che è visibile sulla Terra, a settecentoventinove milioni di chilometri di distanza.

È successo ieri a George Hall, di Dallas, nel Texas. L'avvistamento è stato confermato da almeno un altro osservatore e non sembra proprio che ci siano dubbi sul fatto che il fenomeno è avvenuto su Giove e non si tratta di un video falsificato o di un moscerino che passa davanti all'obiettivo o il bagliore di un satellite (o, men che meno, di un veicolo extraterrestre). I telescopi professionali vengono puntati in queste ore su Giove per vedere se il fenomeno ha lasciato tracce visibili.

Presumibilmente si tratta di un asteroide o di una cometa: eventi analoghi sono già avvenuti negli anni scorsi, per esempio nel 2009 e nel 2010. Spettacolare.
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L’undicesimo 11 settembre


Da tempo non mi occupo più delle tesi di complotto intorno agli attentati dell'11 settembre 2001 per una ragione molto semplice: è il passare stesso del tempo a sbugiardarle. Undici anni dopo, lo stesso coretto di cocciuti cerca ancora di attirare l'attenzione su di sé per vendere libri e DVD. Cerca di trasformare una tragedia con tremila morti in uno spettacolino a base di scontri personali, come se proclamarsi trionfanti su di me o su qualche altro debunker in qualche remoto rivolo di commenti su Youtube rappresentasse una vittoria. Invece di andare in tribunale a mettere alla prova le proprie presunte verità, si autogratifica predicando ai convertiti tramite l'ennesimo inconcludente giro di video e dibattiti. Ai quali non fa più caso nessuno, se non per notare il cattivo gusto di presentarli e tenerli proprio nel giorno della commemorazione dei morti.

Cari complottisti dell'11 settembre, avete fallito. Avete avuto la vostra occasione, a metà degli anni Duemila, in cui eravate riusciti a destare l'interesse dei media. Avete avuto il vostro momento di necrofilo splendore nel freddo sole di settembre che filtrava dalla polvere delle macerie delle Torri Gemelle. E invece di stimolare il dibattito e l'indagine sui veri punti oscuri dell'11/9, avete sprecato la vostra occasione blaterando di ologrammi, aerei fantasma, microonde dallo spazio e nanotermite magica: al vostro repertorio mancavano soltanto gli unicorni mannari invisibili. Non sono stati i debunker o i poteri forti a fregarvi: vi siete fregati con le vostre stesse mani, per il semplice fatto di non aver fatto nulla se non strillare assurdità. Più passa il tempo senza che riusciate a concludere niente, più somigliate a quelli che insistono che Elvis Presley in realtà è ancora vivo ed è stato visto travestito da cameriere in un ristorante di Milwaukee.

Quello che c'era da dire, in risposta alle tesi alternative, è già stato detto. Anche perché da anni, ormai, le tesi che girano sono sempre le stesse: trite, incoerenti, già sentite e già smontate.

Per cui vi saluto. Andate pure avanti senza di me. Non lanciatemi sfide vuote, che non fanno altro che mostrare quanto siete ansiosi di buttarla in rissa pur di riconquistare la ribalta di cui siete così affamati. Il blog Undicisettembre, al quale ho dedicato molti anni insieme ai colleghi d'indagine, ha da tempo voltato pagina e sta pubblicando una serie di interviste personali ai testimoni diretti degli attentati e delle loro conseguenze: i vigili del fuoco Lenny Curcio, Dan Potter e John Picarello, il soccorritore Daniel Nimrod, il giornalista Jamie McIntyre, l'ufficiale di polizia Jacqueline Padilla Curcio, i sopravvissuti Jean Potter e Gina Lippis, e tanti altri. Queste sono le vere voci dell'11 settembre. Loro erano lì; voi no. Il resto è solo lo schiamazzo degli sciocchi.


Per favore: non riaprite il dibattito sulle tesi di complotto nei commenti. Non è me che dovete convincere: io non conto nulla. Se credete davvero di avere delle prove convincenti, organizzatevi e presentatele in tribunale, invece di friggere l'aria nei commenti di un blog.

Non ho tempo per rispondere a tutti i commenti e non ho intenzione di offrire questo spazio come pulpito per le tesi di complotto. Quindi per favore non chiedetemi di ripetere per l'ennesima volta le risposte che ci sono già su Undicisettembre.info e non venite qui a presentare tesi di complotto: le cestinerò. Grazie.
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“Moonscape”, un altro capitolo pronto in italiano

Ho completato la traduzione in italiano di un altro capitolo del mio documentario Moonscape, dedicato al primo sbarco sulla Luna: la discesa di Buzz Aldrin e i suoi primi passi insieme a Neil Armstrong. Tutto il materiale mostrato è originale e restaurato usando le fonti migliori disponibili.

Il capitolo nuovo è visionabile direttamente qui; se vi interessa tutto il documentario, lo trovate qui in inglese e qui (in parte) in italiano. Ringrazio Elena Albertini per l'inserimento dei sottotitoli. Buona visione.

Ho anche aggiornato il mio libro sulle tesi di complotto lunare per tenere conto, con malinconia, della scomparsa di Neil Armstrong. I file EPUB e PDF scaricabili gratuitamente sono qui. L'edizione cartacea è acquistabile tramite Lulu.com.

Meno malinconicamente, oggi è il decimo anniversario di un evento importante nella storia delle missioni lunari: il cazzotto dato da Buzz Aldrin al lunacomplottista Bart Sibrel, che lo molestava e lo accusava di essere un “codardo, un bugiardo e un ladro”. Era il 9 settembre 2002.

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Voyager 1, trentacinque anni di odissea nello spazio

L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2012/11/11.


Il 5 settembre 1977, trentacinque anni fa, partiva dalla Terra la sonda automatica Voyager 1. Quella sonda è ancora in viaggio e trasmette ancora, fioca ma infaticabile voce dai confini del nostro sistema solare. In trentacinque anni di viaggio è arrivata a quasi diciotto miliardi di chilometri, ben oltre l'orbita del più distante dei pianeti, e si sta affacciando ora all'abisso infinito dello spazio interstellare. È così lontana che il suo debolissimo segnale radio, che manda ancora dati scientifici dopo tre decenni e mezzo di lavoro, ci mette sedici ore ad arrivare sulla Terra.

Il 14 febbraio 1990, tredici anni dopo l'inizio di questa vera Odissea nello spazio, la NASA, su suggerimento dell'astronomo Carl Sagan, chiese alla sonda Voyager 1 di voltarsi verso casa per un'ultima volta e scattare una foto del nostro mondo dalla distanza di sei miliardi di chilometri. Ne risultò l'immagine che vedete qui sopra: un pallido puntino azzurro sospeso in un riflesso della luce del Sole.

Ecco le riflessioni sul significato profondo di quell'immagine, scritte da Sagan stesso.

Da questo lontano punto di osservazione, la Terra può non sembrare di particolare interesse. Ma per noi è diverso. Guardate ancora quel puntino. È qui. È casa. È noi.

Su di esso, tutti coloro che amate, tutti coloro che conoscete, tutti coloro di cui avete mai sentito parlare, ogni essere umano che sia mai esistito, hanno vissuto la propria vita. L'insieme delle nostre gioie e dolori, migliaia di religioni, ideologie e dottrine economiche, così sicure di sé, ogni cacciatore e cercatore, ogni eroe e codardo, ogni creatore e distruttore di civiltà, ogni re e plebeo, ogni giovane coppia innamorata, ogni madre e padre, figlio speranzoso, inventore ed esploratore, ogni predicatore di moralità, ogni politico corrotto, ogni "superstar", ogni "comandante supremo", ogni santo e peccatore nella storia della nostra specie è vissuto lì, su un minuscolo granello di polvere sospeso in un raggio di sole. La Terra è un piccolissimo palco in una vasta arena cosmica.

Pensate alle crudeltà senza fine inflitte dagli abitanti di un angolo di questo pixel agli abitanti scarsamente distinguibili di qualche altro angolo. Quanto frequenti le incomprensioni, quanto smaniosi di uccidersi a vicenda, quanto fervente il loro odio. Pensate ai fiumi di sangue versati da tutti quei generali e imperatori affinché, nella gloria e nel trionfo, potessero diventare i signori momentanei di una frazione di un puntino.

Le nostre ostentazioni, la nostra immaginaria autostima, l'illusione che abbiamo una qualche posizione privilegiata nell'Universo, sono messe in discussione da questo punto di luce pallida. Il nostro pianeta è un granello solitario nel grande, avvolgente buio cosmico. Nella nostra oscurità, in tutta questa vastità, non c'è alcuna indicazione che possa giungere aiuto da qualche altra parte per salvarci da noi stessi.

La Terra è l'unico mondo conosciuto che possa ospitare la vita. Non c'è altro posto, perlomeno nel futuro prossimo, dove la nostra specie possa migrare. Visitare, sì. Colonizzare, non ancora.

Che ci piaccia o meno, per il momento la Terra è dove ci giochiamo le nostre carte. È stato detto che l'astronomia è un'esperienza che suscita umiltà e forma il carattere. Non c'è forse migliore dimostrazione della follia delle vanità umane che questa distante immagine del nostro minuscolo mondo.

Per me, sottolinea la nostra responsabilità di occuparci più gentilmente l'uno dell'altro e di preservare e proteggere l'unica casa che abbiamo mai conosciuto. Questo pallido puntino azzurro.

– Carl Sagan, 1934-1996


2012/10/03


Ho letto quest'articolo, e soprattutto le parole di Sagan, in pubblico presso il centro commerciale di Grancia, vicino a Lugano, nell'ambito della Giornata Internazionale dell'Alfabetizzazione. Oggi è stato pubblicato il video insieme a quello degli altri lettori.



2012/11/01


Per i tanti che mi hanno chiesto l'originale delle parole di Carl Sagan, ce ne sono molte versioni leggermente differenti. Una è nel suo libro Pale Blue Dot: A Vision of the Human Future in Space del 1994 (disponibile presso Amazon, per esempio), a pagina 6-7. Un'altra è letta da Sagan stesso in questo video. Qui sotto trovate la trascrizione di quest'ultima versione.

From this distant vantage point, the Earth might not seem of any particular interest. But for us, it's different. Consider again at that dot. That's here. That's home. That's us.

On it, everyone you love, everyone you know, everyone you ever heard of, every human being who ever was, lived out their lives. The aggregate of our joy and suffering, thousands of confident religions, ideologies, and economic doctrines, every hunter and forager, every hero and coward, every creator and destroyer of civilization, every king and peasant, every young couple in love, every mother and father, hopeful child, inventor and explorer, every teacher of morals, every corrupt politician, every “superstar,” every “supreme leader,” every saint and sinner in the history of our species lived there – on a mote of dust suspended in a sunbeam. The Earth is a very small stage in a vast cosmic arena.

Think of the rivers of blood spilled by all those generals and emperors so that, in glory and triumph, they could become the momentary masters of a fraction of a dot. Think of the endless cruelties visited by the inhabitants of one corner of this pixel on the scarcely distinguishable inhabitants of some other corner. How frequent their misunderstandings, how eager they are to kill one another, how fervent their hatreds.

Our posturings, our imagined self-importance, the delusion that we have some privileged position in the universe, are challenged by this point of pale light. Our planet is a lonely speck in the great enveloping cosmic dark. In our obscurity – in all this vastness – there is no hint that help will come from elsewhere to save us from ourselves.

The Earth is the only world known, so far, to harbor life. There is nowhere else, at least in the near future, to which our species could migrate. Visit, yes. Settle, not yet.

Like it or not, for the moment, the Earth is where we make our stand. It has been said that astronomy is a humbling and character-building experience. There is perhaps no better demonstration of the folly of human conceits than this distant image of our tiny world.

To me, it underscores our responsibility to deal more kindly with one another and to preserve and cherish the pale blue dot, the only home we've ever known.
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Coccolone ufologico garantito: quadricotteri luminosi volano in formazione di notte

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “barcollo”.



Non manca mai di stupirmi il corto circuito mentale di chi vede un puntino luminoso che si muove in cielo e subito pensa “veicolo di visitatori extraterrestri”. È come sentire un rumore di zoccoli di cavallo e pensare “unicorno”. Con tutte le cose naturali e artificiali che ci sono in cielo, l'idea dell'astronave aliena che gironzola incurante di farsi notare dovrebbe essere l'ultimissima cosa che passa per la testa. Ma grazie alla propaganda dei fufologi, è un corto circuito molto popolare.

Figuratevi il coccolone che può venire a chi è vittima di questo corto circuito e si vede comparire in cielo, di notte, uno sciame di punti luminosi che si muovono in modo coordinato, come nel video qui sopra, o a chi trova su Internet questa foto e non ne conosce il contesto. Si tratta in realtà di alcune decine di piccoli quadricotteri radiocomandati Hummingbird della AscTec (simili a questo), dotati di una luce, che fanno parte dello spettacolo The Cloud in the Web organizzato a Linz, in Austria, e segnalato da Dvice. Geniale, magico e inquietante. Lo voglio.
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Bruce Willis NON sta facendo causa ad Apple

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “alessandro.du*” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

L'ANSA e varie testate (Corriere della Sera; News.com.au; IBTimes; Rockit; America24) stanno riportando la notizia che l'attore Bruce Willis stia facendo causa, o pensando di farla, contro Apple per i diritti della propria collezione di musica acquistata da iTunes, perché ha scoperto che non la può legalmente tramandare agli eredi come si fa con i dischi normali.

La notizia è una bufala partorita, a quanto pare, dal Sunday Times e ripresa dal Daily Mail qui; è stata seccamente smentita dalla moglie di Willis via Twitter. Però la questione dei diritti sulla musica lucchettata e acquistata da iTunes e simili è reale. Maggiori dettagli sul Guardian, TechCrunch, CNN.

È interessante notare che ancora una volta il giornalismo “professionale” ha preso una storia e l'ha ripubblicata senza alcuna verifica, semplicemente perché era ghiotta e vendibile.
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Scoperta “ufficiale” di esplosivo nelle Torri Gemelle: vecchia bufala made in Iran

L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2012/09/24.

Mi sono arrivate parecchie segnalazioni di questa “notizia” sul sito Agenziastampaitalia.it, secondo la quale sarebbe “ufficiale” la scoperta di “tracce di esplosivi di nano-termite” tra i “detriti del WTC poco dopo il loro crollo dell'11/9/2001. Alla Brigham Young University, il professore di fisica, il dottor Steven Jones, ha fatto la scoperta dell'esplosivo insieme ad un team internazionale di nove scienziati.”

A quanto pare le notizie viaggiano lente, in Iran. Sì, perché Agenziastampaitalia.it non è un'agenzia di stampa italiana: è un sito gestito dall'Iran (come suggerito dal logo dell'IRIB accanto a ogni notizia) e la storia della “nanotermite” è vecchia di tre anni, come si può scoprire seguendo il link fornito nell'articolo, che porta allo stesso testo datato 2009. I simpaticoni di Agenziastampaitalia.it non hanno neanche aggiornato la notizia, perché oggi come allora una delle persone citate, Niels Harrit, continua ad avere 37 anni.

Cosa più importante, la notizia è una bufala smentita dagli stessi complottisti (specificamente da Jenna Orkin e Michael Ruppert). La presunta “nanotermite” non è altro che l'antiruggine applicato alle colonne d'acciaio delle Torri Gemelle, come spiegato tecnicamente in questo articolo di Enrico Manieri. E nessuno, in dieci anni, è riuscito a dimostrare come uno straterello di questa “nanotermite” sarebbe capace di tranciare istantaneamente delle colonne d'acciaio come quelle delle Torri Gemelle.

Il “rigoroso processo di peer-review” dichiarato nell'articolo è una fandonia: in realtà l'editore della rivista che ha pubblicato il documento della presunta scoperta pubblica qualunque cosa, anche parole senza senso, basta pagare. Per inciso, Steven Jones e colleghi avrebbero pagato almeno 600 dollari per farsi pubblicare.

La rivista non è affatto “una delle riviste più accreditate negli USA”: il “Bentham Chemical Physics Journal” (più precisamente il Bentham Open Chemical Physics Journal) ha pubblicato soltanto 4 numeri dal 2008 a oggi. In totale, in questi quattro numeri, ha pubblicato soltanto undici articoli. E ha un impact factor (indice di reputazione) pari a zero.

Vedete voi se fidarvi.
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Querela da un sostenitore delle “scie chimiche”? Tutta da vedere

Sì, sono al corrente della “querela” contro di me annunciata da Rosario Marcianò. Non volevo dedicare neanche un nanosecondo a questa faccenda surreale, ma dato che Giornalettismo l'ha pubblicizzata e mi sono arrivate richieste di commenti, rispondo brevemente qui:

1. Io non ho ricevuto nessuna querela formale. Conoscendo l'individuo, potrebbe benissimo trattarsi di una denuncia immaginaria quanto le “scie chimiche” che lo assillano.

2. C'è un punto 2, ma sto ridendo troppo per scriverlo.
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Disinformatico radio, podcast del 2012/08/24 e 08/31

Sono disponibili temporaneamente sul sito della Rete Tre della RSI i podcast delle due puntate più recenti del Disinformatico radiofonico. Ecco i temi e i rispettivi articoli di supporto:


2012/08/31 (podcast)

Antibufala: Samsung paga ad Apple un miliardo di dollari di multa. In monetine
Le parole di Internet: autenticazione a due fattori
Aggiornate Java. Di nuovo. E subito
Facebook adesso cancella davvero le foto cancellate
Neil Armstrong (1930-2012): tutte le foto del suo sbarco sulla Luna


2012/08/24 (podcast)

Le parole di Internet: HFR, un dilemma per gli hobbit
Attenti a Melissa: il suo spogliarello-quiz è una trappola
Password, occhio anche ai suggerimenti
“Hackeraggio epico”, l'epilogo
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Tutte le foto di Apollo 11 a 20 megapixel

Questo articolo vi arriva grazie alla donazione per il libro “Luna? Sì, ci siamo andati!" di cod328* ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Neil Armstrong sulla Luna.
Elaborazione di dettaglio della foto AS11-37-5529.
Ho pubblicato la serie completa delle scansioni in alta risoluzione (20 megapixel) delle fotografie Hasselblad scattate dagli astronauti durante la missione Apollo 11, che normalmente sono accessibili presso il sito GAPE soltanto con una procedura molto complessa.

Queste sono, al momento attuale, le migliori scansioni pubblicamente disponibili delle immagini di Apollo 11 e costituiscono un riferimento assoluto per chiunque voglia conoscere a fondo il primo sbarco sulla Luna.

Da oggi trovate le oltre 1400 foto presso Attivissimo.net, sia come immagini singole, sia come archivi ZIP, per un totale di 4,4 gigabyte. I dettagli sono in questo articolo di Complotti Lunari. Ringrazio Andrea Tedeschi, che si è occupato della correzione del colore, e Tarcisio Bee, che ha effettuato l'estrazione dal sito GAPE.

Attenzione: lo scaricamento può risultare lento a causa dell'elevato numero di utenti che stanno scaricando i file. Ho 10 megabit di banda a disposizione e più di così non posso fare. Alcuni utenti (Gospel e Andrea Draghetti, che ringrazio) stanno predisponendo dei Torrent: li trovate elencati nell'articolo su Complotti Lunari.