Come nasce una notizia falsa: il tunnel “troppo stretto” della metropolitana di Napoli

Come nasce una fake news? Si parla spesso di disinformazione pianificata a tavolino, ma esistono anche le notizie false che nascono per caso. O meglio, per una tempesta perfetta di fattori.

Prendiamo il caso recentissimo della notizia secondo la quale i treni destinati alla Linea 6 della metropolitana di Napoli non sarebbero utilizzabili perché, dice un titolo di giornale, “il tunnel è troppo stretto e i treni nuovi non passano”.

La notizia è falsa, perché i treni ci passano eccome, ma ormai ha assunto una visibilità enorme. Le ragioni di questa visibilità sono varie: la storia fa leva sui luoghi comuni della burocrazia cieca, incompetente e sprecona, nella quale un ufficio non sa cosa fa l'altro, e gioca probabilmente anche su alcuni pregiudizi regionali. È per questo che si consiglia sempre di fare attenzione alle storie che soddisfano e rinforzano i preconcetti e sfruttano le emozioni. Ma è anche una vicenda accattivante, gustosa da raccontare e da condividere sui social network; per chi la segnala ha poca importanza se sia vera o no. Come si dice nel giornalismo, mai lasciare che i fatti intralcino una buona storia.

Gli ingredienti giusti per ottenere una diffusione a tappeto, insomma, ci sono tutti. Ma non servirebbero a nulla se non ci fosse stato, a monte, un errore giornalistico molto frequente: l’articolo di giornale originale dal quale è scaturita la bufala in realtà è corretto, ma è il titolo che è sbagliato, e i giornalisti che hanno ripreso la notizia si sono fermati al titolo invece di leggere l’articolo [Leggo, Il Fatto Quotidiano, Il Giornale].

L'articolo, infatti, spiega che il problema non riguarda affatto i tunnel della metropolitana di Napoli ma soltanto le dimensioni del pozzo usato per inserire i treni la prima volta nei tunnel. Il pozzo non consente di calare un treno intero di quelli nuovi, più lunghi dei precedenti, ma questa limitazione si risolve calando il treno una cassa per volta.

Il titolo dell’articolo, però, parla erroneamente di tunnel troppo stretto, e per chi si è fermato a quel titolo l’equivoco è stato quindi inevitabile e le successive smentite ufficiali non otterranno mai la stessa diffusione della notizia falsa, perché sono meno interessanti.

Come spesso accade, insomma, la bufala nasce da una catena di errori e di automatismi:

  • il titolista fraintende l’articolo, in sé corretto, scritto dal giornalista;
  • gli altri giornalisti e gli utenti dei social network leggono soltanto il titolo dell’articolo e diffondono l’errore;
  • l’errore attecchisce, prospera e si propaga perché la storia è accattivante e soddisfa i pregiudizi e perché ci si fida della fonte originale, che è tutto sommato una testata giornalistica, alla quale viene spontaneo dare attendibilità.

Sono insomma gli stessi meccanismi che stanno da sempre alla base delle bufale e della propaganda, ma che oggi operano a velocità elevatissime grazie ai mezzi di comunicazione informatici.

Possiamo imparare molto da incidenti come questo:

  • mai fermarsi al titolo, spesso creato da una persona diversa dal giornalista che ha scritto l’articolo;
  • aumentare i controlli quando una storia fa leva sui pregiudizi;
  • e mai fidarsi ciecamente delle fonti apparentemente autorevoli.

Così, forse, raggiungeremo la luce alla fine del tunnel. Sempre che non sia troppo stretto.


Questo articolo è il testo preparato per il mio servizio La Rete in 3 minuti per Radio Inblu dell’11 gennaio 2018. Fonti: Bufale un tanto al chilo, Repubblica.
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Commenti
Commenti (23)
E invece niente, pure il telegiornale di Rai 1 ci casca
il titolista fraintende l’articolo, in sé corretto, scritto dal giornalista;
In alcuni casi è più: il titolista cerca apposta un titolo acchiappaclick, anche a costo di travisare parzialmente il contenuto dell'articolo fuorviando il lettore.
Ma l'albo dei giornalisti non ha proprio niente da dire e da fare se un suo iscritto diffonde notizie false o deformate?
Tutti si può sbagliare ma adesso va dato un freno ad una deriva che favorisce solo loschi figuri.
Io leggendo ho dato per scontato che non fosse il tunnel in sé troppo stretto bensì il punto di consegna dei treni sulla linea poi dopo aver letto questo post mi sono accorto che molti possono aver pensato che il treno fosse più grosso del tunnel, ma francamente all'inizio non ci avevo pensato.
Ma il pozzo usato per calare i vagoni è a sua volta un tunnel, anche se verticale.
Non mi sembra che cambi molto, ai fini pratici.
Un momento, siamo sicuri che i treni possano essere calati in pezzi separati? Nella smentita ufficiale c'è scritto che verranno usati i treni vecchi finché non sarà pronta (tra 5 anni) l'infrastruttura per calare quelli nuovi. Anche l'articolo del Fatto Quotidiano dice che il problema è l'accesso del treno ai tunnel e non il transito.
Rico troppo corto è molto diverso da troppo stretto.
Anche perché il fatto che il pozzo sia tropo corto per i nuovi treni NON ìmpedisce la circolazione, ma rende più difficile la fase di manutenzione e basta
"Tunnel resta al buio perché la luce non ci passa". Ci sta.
Segnalo questa trasmissione su Radio24, di stamattina: http://audio.radio24.ilsole24ore.com/radio24_audio/2018/180111-24mattino-oscar.mp3 al minuto 12:08

Ciao!
Marco
@Rico
Forse ho capito male ma non è il buco il problema ma lo sviluppo orizzontale che non permette di calare un treno di 39 metri.
Quindi o allungano il buco e smontano il treno e lo rimontano
scusate, ho riletto piu volte l'articolo, ma non trovo da nessuna parte che ci sia scritto che il problema "si risolve calando il treno una cassa per volta".
da dove esce questa cosa?
rico, cambia eccome. Tra un collo di bottiglia localizzato in un solo punto e operazione una tantum, e l'intera rete di tunnel inadeguata per il regolare servizio, c'è una bella differenza!
È come portare dei grossi mobili in mansarda su per una scala a chioccola: è un casino smontarli e farli passare, ma è uno sbattimento che si fa solo la prima volta col trasloco, l'importante è che le misure poi siano giuste per dove devono stare.
rico,

Un conto è modificare UN varco. Un altro è rifare TUTTI i tunnel.
lucky,

non trovo da nessuna parte che ci sia scritto che il problema "si risolve calando il treno una cassa per volta".
da dove esce questa cosa?


Segui il link a Butac.
Come i bambini che giocano al telefono senza fili
(ci giocano ancora? 🙄)
Sono d'accordissimo sul fatto che il cervello debba stare ben ben acceso e il senso critico sia il nostro anti-bufale. Però vorrei anche che il cittadino fosse agevolato nella ricerca e lettura delle notizie da un giornalismo professionale, che in caso di errori voluti (e meno voluti...) si affretti a rettificare e a chiedere scusa. Invece niente, di questo passo ci fanno diventare tutti scettici, dietrologi e peggio di tutti complottisti...
Si, comunque i treni a più casse non si possono calare interi, si spezzerebbero. Un vagone ferroviario non può essere, se in un solo pezzo, di lunghezza superiore ai 26 metri se non mi ricordo male. La lunghezza dipende da un sacco di parametri come per esempio il raggio delle curve che deve percorrere.
@lupo sempre se non fanno come con la linea lilla milano, dove c'è una curva con raggio troppo stretto e usura rapidamente binari e treni.
I titolisti... cercano di incuriosire le persone con titoli fuorvianti, senza considerare che in molti si fermano al titolo senza aprire e leggere la notizia, e a volte leggerla velocemente senza cercare di comprendere il significato
Questa idea ironica dovrebbe essere sperimentata seriamente!
http://www.lercio.it/corriere-it-si-rinnova-dal-prossimo-mese-articoli-gratuiti-ma-titoli-a-pagamento/
Treno stretto o lungo ... ho fatto fatica a capire...
ma alla fine ho dedotto che i treni nuovi da 39 m non esistono. (salvo smentite)

L'articolo vorrebbe far intendere che i treni da 39 m sono li belli pronti ma non possono essere "calati" perchè il "buco" è di soli 27 m di lunghezza.

Quindi si è dovuto procedere con grande aggravio di spesa a recuperare dei vecchi treni da 25 m.

A quanto risulta invece il progetto prevede l'uso di treni vecchi da 25 m
e solo in futuro quando ci saranno i nuovi depositi verranno utilizzati i treni nuovi da 39 m.


C'è una confusione di termini stretto o lungo.
Tuttavia l'errore della terminologia nell'articolo sarebbe poco rilevante se esistessero dei treni che non possono essere utilizzati per un errore di misura.
A mio avviso il "fake" sta nel fatto che i treni da 39 m non esistono
e non sul tipo di errore di misura.
La fake è costruita calando nella realtà attuale una situazione che è solo ipotetica.

In conclusione
la questione "stretto" è completamente campata in aria.
La questione "lunghezza" è potenziale in quanto riguarda treni "futuri".

Si può aggiungere che
i treni da 39 m sono comunque a "casse" quindi potrebbero essere "smontati" e calati in due "tronconi".
Aggravio di spesa ma non clamorosa impossibilità tecnica.

Ovviamente salvo documenti che smentiscono
Nella trasmissione di radio 1 "sotto inchiesta" di alcuni giorni fa la persona intervistata ha spiegato correttamente, ma la conduttrice Emanuela Falcetti continuava a ripetere che i treni non passavano nei tunnel troppo stretti.
Riflettendoci bene (e chiudendo un occhio sul termine stretto) la notizia non è nemmeno falsa. I treni nuovi (futuri) da 39 m non ci passeranno nel buco da 27 m (attuale).
Solito copione. Smontare la fake richiede uno sforzo maggiore andare a vedere i progetti futuri o vedere come sono smontabili i treni...