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Se il Corriere fa fake news: l’astronauta, l’UFO e la “macchina della verità”

Il Corriere della Sera ha pubblicato un articolo (link intenzionalmente alterato; copia su Archive.is), firmato da Flavio Vanetti, nel quale si afferma senza ombra di dubbio che il celeberrimo astronauta Buzz Aldrin, uno dei primi due esseri umani a camminare sulla Luna nel 1969, ha “superato la prova della macchina della verità” a proposito delle sue dichiarazioni di aver visto un UFO durante la propria missione spaziale di quasi cinquant’anni fa. Ringrazio @ufoofinterest per la segnalazione.

L’articolo dice che Aldrin ha “riconfermato l’episodio” dell’avvistamento ufologico ed è stato “sottoposto al test con una nuova tecnologia all’Institute of BioAcoustic Biology di Albany, in Ohio”. La notizia è stata ripresa da numerosi media di tutto il mondo.

Se fosse vera, sarebbe certamente clamorosa. Ma basta consultare il sito di questo istituto di Albany per scoprire che non si tratta affatto di un’autorevole istituzione scientifica, come il nome altisonante farebbe pensare, ma semplicemente di una privata cittadina americana, tale Sharry Edwards, che, senza alcuna prova, sostiene che i suoni della voce sono una “rappresentazione olografica” della salute delle persone e propone varie procedure pseudomediche bizzarre, come per esempio la “valutazione bioacustica delle allergie” e anche comode e pratiche istruzioni per mettersi in proprio in questo campo “per diletto e per profitto”.



Come se questo non bastasse, approfondendo la vicenda dell’astronauta emerge che non è vero che è stato sottoposto personalmente a un test dal sedicente istituto, come dà ad intendere Vanetti sul Corriere, ma l’istituto ha usato soltanto una vecchia registrazione della sua voce, analizzandola con un dispositivo imprecisato che non c’entra nulla con la “macchina della verità” usata nei processi, dato che questa macchina richiede la presenza del soggetto e misura numerosi parametri fisiologici durante un interrogatorio condotto da un esperto invece di analizzare soltanto una voce preregistrata.

Ciliegina sulla torta, con una rapida ricerca negli archivi digitali delle notizie si scopre che la fonte originale è il tabloid britannico Daily Star. Questa testata afferma (copia su Archive.is) che allo studio condotto dall’Institute of BioAcoustic Biology hanno “preso parte” anche altri astronauti storici, come Edgar Mitchell e Gordon Cooper. Ma questo è un dettaglio rivelatore, dato che Mitchell e Cooper sono morti da tempo e quindi difficilmente possono aver partecipato a un test svolto di recente.

La notizia, insomma, è una bufala, partorita da un sito pseudoscientifico senza alcuna credenziale di serietà e diffusa da un giornale scandalistico, ma questo non ha impedito a molte testate blasonate di diffonderla senza sottoporla a un minimo di verifica.

Aldrin stesso, fra l’altro, aveva già spiegato che l’avvistamento misterioso che gli viene attribuito non riguarda affatto un’astronave extraterrestre, ma fu dovuto semplicemente a un pannello staccatosi come previsto dal veicolo spaziale che li stava portando verso la Luna. L’astronauta, che oggi ha 88 anni, lo aveva spiegato a chiare lettere addirittura già nel 1969, nei rapporti tecnici di fine missione, e lo ha ribadito anche in occasione di questa notizia, ma la leggenda ufologica persiste.

Come mai? Forse la spiegazione sta in un motto dello scrittore americano Mark Twain: “Mai lasciare che la verità ostacoli una storia ghiotta”.
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Tenere attivo “OK Google” significa mandare pezzi di conversazioni a Google

La funzione OK Google o Assistente Google degli smartphone Android è comoda, per carità: permette di usare queste parole per attivare il telefono e dargli dei comandi a voce. In teoria il telefono dovrebbe attivarsi soltanto quando viene pronunciato “OK Google”, ma la realtà è diversa. Oggi l’ho tenuto acceso per prova e i risultati sono stati piuttosto comici.


L’Assistente Google si è messo in testa che io gli abbia detto “OK Google” e poi gli abbia chiesto “lo fai quando scopi”. Cortesemente mi ha risposto proponendomi un link intitolato “Come fare l’amore la prima volta: com’è? Fa male?”. Grazie, ma non è un’informazione che mi serve in questo momento. Poi ha capito (erroneamente) che gli ho detto “Milan” e ha risposto dandomi il risultato del Milan contro il Benevento Calcio (se ci tenete a saperlo, Google dice che il Milan ha perso 1 a 0).

In realtà ha captato frammenti di una mia dettatura in inglese, nella quale non ho assolutamente pronunciato “OK Google”. Sono andato nella cronologia dell’attività vocale (sotto myactivity.google.com) e ho trovato le registrazioni degli spezzoni di voce che hanno attivato per errore la funzione OK Google: stavo dettando dei numeri e della punteggiatura. Nulla che somigliasse, neanche vagamente, alle parole capite da OK Google.

Bizzarro e divertente, certo, ma bisogna anche tenere presente che il riconoscimento vocale dell’Assistente Google implica quasi sempre l’invio a Google degli spezzoni di voce. Quindi se tenete attiva l’opzione di pronunciare OK Google, lo smartphone manderà a Google non solo le cose che dite dopo aver detto “OK Google” (e quindi quando sapete di avere Google in ascolto), ma anche quelle che dite quando lo smartphone crede che abbiate detto “OK Google”.

Un altro aspetto curioso di questa funzione è che è dannatamente difficile da disabilitare, perlomeno in Android 8.1.0 aggiornato sui miei due Nexus 5X. La dicitura “Pronuncia ‘Ok Google’” continua ad essere presente nel widget di ricerca di Google nonostante i miei vari tentativi di disabilitarla.

Ho provato a seguire le istruzioni della guida di Google: ho richiamato l’Assistente tenendo premuto a lungo il tasto Home, ho toccato l'icona blu in alto a destra, ho toccato i tre puntini in alto a destra, ho toccato Impostazioni, sono andato nella sezione Dispositivi, ho toccato la voce Telefono e ho disattivato la voce Assistente Google. Niente da fare.

Sono andato nell’app di Google (la G colorata su sfondo bianco), ho toccato le tre righe orizzontali in alto a sinistra, ho scelto Impostazioni, ho toccato l’opzione Voce, ho scelto Voice Match e poi ho disabilitato Dì “Ok Google” in qualsiasi momento e Durante la guida. Ho anche eliminato il modello vocale. Macché.

Posso ancora disabilitare l’accesso al microfono dell’app di Google (Impostazioni - App e notifiche - Google - Autorizzazioni - Microfono: la dicitura “Pronuncia ‘Ok Google’” rimane visibile nel widget, ma se dico “OK Google” il telefono non reagisce. Per contro, non funziona più neanche l’attivazione del microfono toccando la sua icona nel widget. Scomodo.

Fra l’altro, il widget di Google è diventato inamovibile. Non c’è modo di rimuoverlo. E non sono il solo a notare problemi di questo genere.

Altra particolarità: ho riacceso oggi un vecchio WileyFox che ha su Android 7.1.2 e l’app di Google versione 7.19.20.21 e ho trovato attivo l’Assistente Google. Eppure non ho mai attivato l’Assistente su quel telefono. Però qui sono andato nell’app di Google, ho toccato le tre righe orizzontali (che qui sono in basso a destra) - Impostazioni - Impostazioni - Telefono, ho disabilitato Assistente Google e ora non risponde più ai comandi vocali. Inoltre il widget di ricerca in Google è inamovibile.


Per i due Nexus 5X, l’unica soluzione che ho trovato e verificato è installare un launcher come Apex e usarlo per rimuovere il widget di Google.

Avete qualche soluzione migliore?



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Condividere la propria localizzazione senza far installare app: Glympse

Nonostante tutte le moderne tecnologie di geolocalizzazione integrate nei nostri smartphone, non è facile coordinare un raduno di tanti amici, colleghi o famigliari in un unico luogo e tenere traccia di dove sono tutti quanti. È difficile persino trovare il modo di comunicare la nostra posizione aggiornata a qualcuno con il quale abbiamo un appuntamento senza fermarci a scrivere un messaggio o telefonare, magari pericolosamente mentre si guida.

Certo, ci sono le app di localizzazione, ma di solito hanno il difetto che devono essere installate da tutti i partecipanti e spesso funzionano solo per un certo tipo di smartphone. Ma Glympse risolve in gran parte questi problemi: è gratuito e disponibile per Android e per iOS e non richiede necessariamente l’installazione.


Per esempio, immaginate di avere un appuntamento ma di essere imbottigliati nel traffico, per cui sarebbe comodo far sapere a un vostro amico dove siete e quanto manca al vostro arrivo, così non starà ad aspettarvi al freddo o sotto la pioggia. Se avete Glympse sul vostro smartphone, potete usarlo per mandare al vostro amico via mail, WhatsApp, Twitter, Telegram o altra app di messaggistica un semplice link a una mappa online che gli mostra nel browser questi dati, aggiornati in tempo reale, e gli fa sapere automaticamente quando arrivate sotto casa sua. L’amico non ha bisogno di installare nulla o di registrarsi, creare un account o condividere la propria rubrica degli indirizzi: il link funziona su qualunque smartphone e su qualunque computer.

Esistono anche i gruppi, che funzionano allo stesso modo e consentono a un gruppo di persone di sapere temporaneamente dove sono tutti i membri di quel gruppo.

In altre parole, solo chi vuole comunicare la propria posizione ha bisogno di installare l’app di Glympse, mentre chi vuole solo osservare le posizioni altrui non deve fare altro che cliccare sul link fornito. Questo è molto comodo per chi non vuole, non sa o non può installare app.

Potete scegliere facilmente per quanto tempo comunicare la vostra localizzazione, destinazione e velocità, fino a un massimo di 12 ore. Al termine di questo periodo la condivisione della localizzazione viene disattivata automaticamente. 48 ore dopo, i vostri dati di localizzazione raccolti da Glympse verranno resi anonimi e conservati solo in questa forma per essere venduti: è in questo modo che Glympse guadagna e si mantiene.

Ho provato Glympse di recente durante un viaggio, e funziona davvero bene, con indicazioni precise in tempo reale di posizione e velocità. I lettori mi hanno confermato di potermi seguire in tempo reale con facilità:



Anche se qualche errore non è mancato nelle zone dove le gallerie impedivano al mio smartphone di captare il segnale GPS:



Bisogna però fare un pochino di attenzione. I link temporanei di localizzazione sono utilizzabili da chiunque li venga a sapere e quindi ci si espone al rischio di essere pedinati da sconosciuti. Se si tratta di un evento pubblico questo certo non è un problema, ma se volete maggiore riservatezza potete creare un gruppo privato: in questo caso, però, è necessario che tutti i partecipanti usino l’app.

In un’epoca in cui si comincia finalmente ad avere attenzione per la privacy digitale, avere un’app come Glympse, che consente di gestire la propria visibilità in modo semplice e intuitivo e di concederla solo quando si vuole, è un buon segno. Avere cura della propria privacy non significa rifiutare la tecnologia in blocco, ma soltanto quella troppo ficcanaso, e usare quella ben fatta.


Fonti aggiuntive: PC World, Android Guys, Lifewire.








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Telegram alle strette rivela il rischio di avere dispositivi chiusi come gli iPhone

Telegram è sotto attacco: la Russia lo accusa di favorire i terroristi dando loro un modo per comunicare senza essere sorvegliabili da parte delle autorità, ma il fondatore di Telegram, Pavel Durov, si rifiuta di dare alle autorità russe le chiavi di decrittazione dei messaggi degli utenti.

La sua argomentazione nel mettersi contro il volere di uno stato che ha dimostrato di non essere particolarmente tenero con chi non si adegua alle sue richieste è che consegnare le chiavi di decrittazione non avrebbe nessuna conseguenza utile per l’antiterrorismo: i terroristi non farebbero altro che spostarsi su un’altra app di messaggistica protetta.

Le autorità russe hanno reagito bloccando Telegram, ma Telegram ha trasferito i propri servizi sui cloud di Google e Amazon, per cui se le autorità vogliono bloccare Telegram dovrebbero bloccare tutto Google e tutto Amazon. Impraticabile, anche se la Russia attualmente ha bloccato circa 16 milioni di indirizzi IP, quasi tutti di Amazon Web Services e Google Cloud. Comunque gli utenti possono eludere il blocco.

Gli app store di Android (Google) e iOS (Apple) continuano ad ospitare l’app, ma BoingBoing coglie l’occasione per una riflessione di fondo: se Apple o Google cedono alle pressioni russe e bloccano l’app di Telegram, sarà molto difficile per gli utenti russi riuscire a procurarsela o ottenerne gli aggiornamenti.

Gli utenti Android dovranno solo attivare un’opzione del loro telefonino per installare Telegram da fonti alternative, ma gli utenti iOS dovranno fare i salti mortali (jailbreak) per fare altrettanto. È il difetto dei sistemi chiusi: creano un nuovo punto debole.


Fonte aggiuntiva: Sophos.
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UFO e astronauti, come discutere con un lunacomplottista, segreti lunari: aggiornamento di “Luna? Sì, ci siamo andati!”

Ultimo aggiornamento: 2018/04/23 1:00.

Finito! Ho completato il caricamento online delle versioni aggiornate dei capitoli 11, 12, 13, 14, 15 e 16 di Luna? Sì, ci siamo andati, il mio libro gratuito di risposte alle tesi di complotto intorno agli sbarchi sulla Luna. Il libro è ora finito e completamente disponibile online nella sua nuova veste adatta anche per tablet e smartphone.

Nel Capitolo 11, UFO e allunaggi, mi occupo delle tesi che sostengono che gli astronauti lunari abbiano incontrato gli alieni sulla Luna. Le trovo spassose, perché se hanno incontrato gli extraterrestri sulla Luna, vuol dire che sulla Luna ci sono andati davvero, e quindi è meraviglioso prendere questi sostenitori e metterli contro quelli che negano le missioni lunari.

Ho colto l’occasione per parlare anche della recente “notizia” secondo la quale quattro astronauti Apollo sarebbero stati sottoposti alla “macchina della verità” per confermare che hanno visto degli UFO.

Nel Capitolo 12, Come discutere con i lunacomplottisti, spiego appunto alcune tecniche e alcune domande specifiche da fare ai sostenitori delle tesi di complotto per evitare di impantanarsi in discussioni estenuanti e spesso inconcludenti.

Nel tredicesimo capitolo, I veri segreti della Luna, accenno alcune delle storie poco conosciute delle missioni lunari, che prima o poi riuscirò (spero) a raccogliere in un libro apposito.

Nel quattordicesimo, In ricordo dei caduti, presento le foto e le storie degli uomini e delle donne che sono morti nel corso dell’esplorazione spaziale.

Il Capitolo 15, Per saperne di più, è un elenco di fonti fotografiche, bibliografiche e videografiche sul cospirazionismo lunare e sulle missioni Apollo.

Il Capitolo 16, Luna in cifre, riassume gli aspetti di ciascuna missione ed elenca i dati e le informazioni tecniche sui vari veicoli e strumenti utilizzati.

Luna? Sì, ci siamo andati ha superato da poco le 200.000 visualizzazioni ed è interamente gratuito, sostenuto solo dalle vostre gentili donazioni.

Buona lettura!


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