2016/08/30

Facebook rivela le identità nascoste di pazienti, clienti, ladri e vittime

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2016/09/02 11:20.

Vai dal medico e Facebook dice agli altri pazienti chi sei. Ti rapinano per strada e Facebook dice a te chi è il rapinatore, ma dice anche al rapinatore chi sei tu. Fai un’indagine sotto copertura e Facebook ti rivela alla persona sorvegliata. Usi un account Instagram sotto pseudonimo per la tua vita sentimentale e Facebook lo rivela al tuo datore di lavoro e ai tuoi ex partner. I social network di Zuckerberg hanno un enorme problema legale, e soprattutto ce l’hanno i suoi utenti; la condivisione di dati con WhatsApp e Instagram lo sta per rendere ancora più grande.

Qualche mese fa stavo facendo una perizia informatica preliminare per un cliente che si trovava in una situazione personale molto delicata. Come al solito, per raccogliere i dati di contorno ho usato una delle mie identità fittizie su Facebook, un computer separato dai miei, una connessione a Internet che non usava il mio indirizzo IP personale (ho adoperato una VPN su rete cellulare) e una finestra di navigazione privata del browser. La geolocalizzazione era ovviamente spenta. A distanza di poche settimane, Facebook mi ha proposto come amico il mio cliente. Cosa peggiore, lo ha fatto sul mio account Facebook principale, quello dove uso il mio vero nome e cognome, non su quello usato per l’indagine. Passato lo stupore iniziale, non ci sono state conseguenze (oltre a Facebook e il cliente stesso, ero l’unico a sapere del rapporto fra noi), ma da allora ho dovuto alzare la guardia ancora di più.

Questa capacità inquietante di Facebook di rivelare relazioni nascoste tra le persone è stata finora un’impressione occasionale: una di quelle cose che si liquidano pensando a una coincidenza. Ma adesso stanno emergendo casi che rendono poco credibile che si tratti di coincidenze.

Di recente ho segnalato il caso della vittima alla quale Facebook ha proposto come amico l’uomo che le aveva rubato l’auto brandendo un coltello a Birmingham, nel Regno Unito. Sembrava un curioso effetto inatteso dei maldestri algoritmi di correlazione dei social network. Ma è successo di peggio.

Infatti Fusion.net ha pubblicato la storia di una psichiatra che ha scoperto che Facebook consigliava come amici ai suoi pazienti i nomi degli altri pazienti, tradendo completamente il diritto alla riservatezza medica. Se ne è accorta perché un suo paziente le ha mostrato il suo elenco di persone proposte come possibili conoscenti da Facebook e le ha detto “Non conosco nessuna di queste persone, ma presumo che siano tuoi pazienti”. La psichiatra ha riconosciuto nell’elenco i volti e i nomi dei propri pazienti, ai quali non aveva affatto dato l’amicizia su Facebook. Il rischio molto concreto è che un medico violi inavvertitamente la privacy dei propri assistiti su un dato enormemente sensibile come la salute, per il solo fatto di usare Facebook, Instagram e/o WhatsApp.

Nel frattempo ho notato personalmente diversi casi nei quali questi social network mi hanno informato che un utente che conosco per esempio su Instagram con uno pseudonimo ha anche un account su Facebook sotto il proprio nome vero (come vedete nello screenshot all’inizio dell'articolo) o viceversa. Questa non è una diceria o una leggenda metropolitana: è capitato a me. Ne ho le prove. Immaginate le conseguenze per chi usa gli pseudonimi per proteggere la propria sfera privata e si vede smascherato così brutalmente.

Dopo la pubblicazione iniziale di questo mio articolo sono emersi altri casi: Sophos segnala episodi di persone che hanno usato siti per incontri, come OkCupid, Tinder, Grindr o Jackd, si sono disiscritte, ma hanno visto comparire i loro partner occasionali (spesso sgraditi) negli amici suggeriti da Facebook. Una persona che va a un incontro di giovani con tendenze suicide e si vede comparire uno di loro fra le “Persone che potresti conoscere”. Succede anche che i giornalisti si vedano consigliare da Facebook le proprie fonti confidenziali: Facebook, in qualche modo, sa che si conoscono. E poi c’è la questione dei “profili ombra” generati da Facebook per gli utenti che non sono iscritti al social network.

Ora che i tre servizi di Zuckerberg stanno condividendo e incrociando maggiormente i propri dati, questo genere di violazione profonda e pericolosa della privacy non può che peggiorare. Pensate a un giornalista che rivela inavvertitamente le identità dei suoi informatori, o a un avvocato che rivela l’elenco dei propri clienti agli altri clienti, senza aver fatto nulla, senza aver chiesto amicizia o comunicato con loro in alcun modo tramite i social network.

Dato che Facebook non rivela i dettagli dei criteri che usa per proporre gli amici, l’unica difesa possibile è non usare del tutto Facebook, WhatsApp e Instagram. È un rimedio parziale, perché i vostri amici e colleghi che usano questi social network daranno loro comunque alcuni vostri dati quando daranno il consenso all’importazione delle rubriche, ma è meglio di niente. Ricordate, inoltre, che se usate WhatsApp, ora Facebook sa il vostro numero di telefonino, per cui non importa che nome di fantasia usate su Facebook.

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