La TV svizzera indaga sull’Internet delle Cose: quante telecamere vulnerabili

Nei mesi scorsi ho collaborato con la trasmissione Patti Chiari della Radiotelevisione Svizzera per esplorare l’Internet delle Cose. Io mi sono occupato in particolare delle telecamere di sorveglianza vulnerabili. Abbiamo visto cose che non è possibile mostrare in televisione, neanche censurandole, e che avrebbero consentito ricatti personali devastanti a uomini e donne.

Il risultato dell’inchiesta, arricchito dai contributi di molti esperti informatici, è andato in onda venerdì scorso (13 aprile) e lo potete vedere qui (con materiali supplementari) oppure qui sotto.








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Commenti
Commenti (8)
Paolo, ho condiviso i video (molto belli) con link al tuo articolo qui.
Molte volte, perlomeno per la mia esperienza, le persone NON leggono mai manuali e/o indicazioni. La voce plug-and-play per le persone "profane" all'ìnformatica andrebbe tolta di mezzo. LEGGETE I MANUALI!!
Belli
divulgazione tecnica di qualità
Complimenti vivissimi a voi perchè Patti Chiari è davvero di altissima qualità. Trattate argomenti complessi con estrema chiarezza e semplicità ma senza trascurare i dettagli importanti. Anche le animazioni sono bellissime. Bravi bravi bravi!
Bravo Paolo che difendi la realtà dei fatti con le argomentazioni, in questo mondo troppo spesso riluttante verso la verità.
Vorrei che mi spiegaste una cosa: com'è possibile che esistano ancora dei siti craccabili tramite forza bruta? Passi per le password più stupide come 123456, ma non si può nemmeno costringere l'utente medio a usare codici tipo m9r+t64.f#2Wqa per sentirsi sicuri! Basta inserire un banale captcha, o il blocco per mezz'ora dopo 5 tentativi sbagliati, per impedire a un software automatico di indovinarle per tentativi, o no? Così anche password più deboli al livello di arcobaleno52 (immagino il livello di complessità che avrà usato la signora nel servizio) sarebbero comunque di fatto impossibili da bucare tentando tutte le combinazioni.
Insomma se la situazione è questa io do la colpa al 95% ai produttori e solo il 5% all'utente, sbaglio?
Grazie Paolo per queste preziose informazioni.
Fa piacere constatare che c'è ancora giornalismo d'inchiesta :)
Mars4ever no, se scegli una password debole è colpa tua, non del fabbricante. Per di più non esiste un sistema non crackabile se hai abbastanza tempo o abbastanza potenza di calcolo, il blocco ai nuovi tentativi non serve a niente se uno è intenzionato a entrare, oltretutto è comunque aggirabile, per esempio cambiando indirizzo IP o bypassando direttamente la schermata di accesso.


Concordo sulla negligenza della pass troppo debole tipo 1234 o 0000. Ma anch'io non capisco perché, nel caso di una telecamera, non possa essere usata la regola del blocco di 5 minuti dopo che l'utente ha inserito la pass sbagliata un certo numero di volte. Non credo serva a nulla cambiare ip, in quanto il controllo (e il blocco) viene effettuato sullo specifico user, indipendentemente da quale sia l'indirizzo ip. Idem, controllo e blocco se fatto a livello software abbastanza "profondo" credo possa agire anche bypassando l'interfaccia.
In breve: anch'io concordo con 95% produttore e 5% utente.... ma non essendo esperto in materia forse sbaglio qualcosa?